19 Aprile 2024

Come dividere una pesca: un romanzo sperimentale

Come dividere una pesca è un romanzo di Noor Naga, pubblicato nel 2023 per Feltrinelli. Diviso in tre parti decisamente diverse tra loro, narra la storia, ambientata nella città de Il Cairo, di due personaggi senza nome: la “ragazza americana” e il “ragazzo di Shubra Khit”. Nel loro rapporto si intrecciano l’amore e la loro storia personale, che li ha resi tremendamente diversi, seppur con le stesse radici.

Come dividere una pesca

A causa della fragilità dei petali di girasole, a Beheira si usa l’espressione “accarezzare i girasoli” per indicare un tocco particolarmente leggero e attento.

Il ragazzo di Shubra Khit: tra lotta politica e perdizione

Uno dei due protagonisti è questo ragazzo, che rimane senza un nome per tutto il libro. Shubra Khit è una piccola città egiziana dove il ragazzo ha vissuto a lungo, un po’ con la famiglia e un po’ con la nonna. Si è poi trasferito a Il Cairo. Egli ha preso parte ad alcuni movimenti politici e sociali avvenuti qualche anno prima: in prima linea come fotografo, ha documentato le manifestazioni e anche le morti dei suoi compagni.

Ma, una volta che tutto si spegne, egli si ritrova senza sapere più cosa fare di sé stesso. Tutto sembra essere stato inutile: le morti, l’agitazione, la protesta. Si ritrova senza soldi, a vagare sempre con la macchina fotografica al collo, spesso fatto di cocaina o medicinali, con una catapecchia come casa. Finché un giorno, casualmente, incontra la ragazza americana.

La ragazza americana: il privilegio e la ricerca delle proprie radici

L’altro personaggio cardine è rappresentato da questa donna. Di origine egiziane, è cresciuta negli Stati Uniti, nell’agio e nella tranquillità, fino al divorzio dei genitori. Questo fatto diventa la spinta per il ritorno nel paese di origine, Il Cairo, dove insegna inglese ad adolescenti e adulti. Conosce Sami e Reem, un ragazzo e una ragazza con cui ammazza tutto il suo tempo libero, perché avventurarsi nella città risulta estremamente ostile.

La ragazza ha la testa completamente rasata, scoperta, il suo vestiario è diverso da quello delle donne egiziane. Spesso viene fermata con domande sulla sua origine, sul perché sia lì, le viene chiesto se sia malata per la sua capigliatura. Ella si trova in un limbo disorientante: non è americana, ma non è nemmeno egiziana tanto da confondersi con la gente del luogo. Il senso di estraneità è costante e pervasivo. Conoscere il ragazzo di Shubra Khit rappresenta un punto di svolta.

Un romanzo sperimentale: le voci dei personaggi e le tre sezioni del libro

Come dividere una pesca ha uno stile narrativo e una struttura molto particolari: all’inizio non è facile orientarsi. Lungo le prime due parti, il ragazzo e la ragazza si alternano nella narrazione, con capitoli brevissimi, che non durano più di qualche pagina.

Nella prima parte, inoltre, ogni capitolo inizia allo stesso modo, cioè con una domanda. La domanda può essere legata strettamente al testo, oppure può alludervi in modo metaforico, o può apparentemente non centrare affatto, in un approccio inusuale e interessante.

Nella seconda parte persiste l’alternanza tra i due, ma non si trovano più le domande iniziali. Sono numerose però le note a piè pagine, che precisano alcune usanze e alcuni detti egiziani e che contribuiscono profondamente all’immagine mentale dei personaggi, della città e in generale all’atmosfera della vicenda. L’ultima parte è quella più inusuale, ma ritengo che sia meglio che sia il lettore a svelarla a sé stesso.

Fili che si intrecciano: politica, senso di identità, amore

È complicato dipanare tutto ciò che Come dividere una pesca contiene, anche perché non offre una chiave di lettura univoca finale al lettore, ma lascia gli interrogativi che si creano durante tutta la lettura. È uno degli elementi più interessanti, perché riesce a cogliere fino in fondo una realtà frammentata e non binaria, dove giusto e sbagliato spesso sono separati da una linea piuttosto labile.

Il senso di identità è un tema cardine per entrambi i personaggi, seppur in modo diverso. La ragazza non si sente legata a Il Cairo, anche se vorrebbe appartenervi e potersi nascondere tra tutti gli altri, cosa che succede solo quando è col ragazzo. Egli le permette di avvicinarsi di più a uno dei noccioli della sua esistenza, ma tira fuori anche il senso di colpa per non essere stata lì tutto il tempo precedente. Il ragazzo, invece, si rispecchia fin troppo fortemente nei valori e nell’identità che gli sono state inculcate, seppur siano spesso dannosi. Oltre al modo di vedere una relazione e una donna, anche il senso dell’onore risulta fortemente auto sabotante: quando i soldi sono assolutamente necessari, accettare un lavoro da cameriere risulta più umiliante che vivere alla giornata. È quindi automatico che monti odio verso la pulizia, l’ordine, l’agiatezza della donna, insieme a una forte attrazione. Lei rappresenta tutto ciò che non ha e probabilmente non avrà mai. Il rapporto non può che corroborarsi sempre più, diventando una sorta di co-dipendenza tossica.

Un altro titolo simile

Le transizioni di Pajtim Statovci è un altro romanzo che riflette sulla complicatezza e sul rapporto con la propria identità e le proprie radici di nascita, crudo e spiazzante.