19 Aprile 2024

Colette, una scrittrice rivoluzionaria

Sidonie-Gabrielle Colette nasce nel 1873 in un piccolo paese della Borgogna, Saint-Sauveur-en-Puisaye. Trascorre un’infanzia serena e gioiosa in compagnia di sua madre e delle numerose ragazze-madri che la donna prende a servizio. Sin dall’infanzia Colette si abitua a una forte presenza femminile, scevra di norme clericali e in opposizione con le idee del tempo.

Poco più che ventenne si trasferisce a Parigi e sposa Henry Gauthier-Villars, detto Willy, di molti anni più anziano e gran libertino. Il matrimonio con Willy si rivela fondamentale per Colette: in quell’ambiente altamente culturale – Willy è uno scrittore fallito, ma scopritore di talenti -, la giovane donna scopre il piacere dello scrivere e il suo grande talento. Nasce così, nel 1900, la serie di romanzi dedicati alla figura di Claudine, alter-ego dell’autrice stessa, firmati però a nome Willy, il quale prese l’abitudine di chiudere a chiave Colette nella sua stanza per ore così da poter controllare lo stato della sua scrittura.

Il successo di Claudine fu letterario, commerciale – era possibile infatti acquistare tutta una serie di prodotti a marchio Claudine, dal profumo all’abito, al gusto di un gelato – e di costume: la giovane protagonista del romanzo segnò un punto di svolta nel mondo femminile francese, in quanto prima donna in letteratura a riconoscere il proprio come un corpo pulsante di desiderio sessuale e non un mero oggetto nelle mani di un uomo.

Il matrimonio con Willy si conclude pochi anni dopo a causa dei ripetuti tradimenti di lui e Colette, conscia della sua abilità di scrittrice e dell’errore di essersi sottomessa all’ex marito, continua a scrivere lasciando emergere il suo lato più anticonformista e scandaloso. Lavora come ballerina e diventa compagna della marchesa Mathilde de Morny con cui ha un’aperta relazione omosessuale, in netto contrasto con quelle che erano le idee di pudore del primo Novecento: il bacio appassionato che le due si diedero durante uno spettacolo al Moulin Rouge resta nella storia.

La carriera

Nel 1912 sposa Henry de Jouvenel, redattore capo presso il giornale culturale Le Matin. Supportivo e consapevole dell’enorme talento di sua moglie, le dà l’opportunità di scrivere nel giornale, dando avvio alla sua carriera di giornalista e critica. Durante gli anni del matrimonio con de Jouvenel, nel 1920, Colette scrive e pubblica il suo capolavoro, Chéri, la storia di una donna matura che s’innamora di un adolescente e lo inizia ai piaceri carnali. Il romanzo, al quale fa seguito La fine di Chéri, suscita uno scandalo inaudito perché la relazione del romanzo sembra essere frutto non d’invenzione, ma di vicende autobiografiche: de Jouvenel all’epoca aveva un figlio di primo letto di appena sedici anni e Colette, sua matrigna, ne aveva circa cinquanta, proprio come i protagonisti di Chéri.

Nel 1923 si separa da Henry e si trasferisce in Costa Azzurra, dove continua a scrivere e a ricevere numerosi riconoscimenti, recita ancora a teatro e si misura come sceneggiatrice per le trasposizioni cinematografiche dei suoi testi. Nonostante il gran successo nel mondo culturale, nel 1932 Colette si trasforma in imprenditrice, aprendo un salone di bellezza per le donne parigine che lei stessa trucca con prodotti a suo nome. Nel 1935 si unisce in matrimonio con Maurice Goudeket, conosciuto poco dopo il secondo divorzio, e torna a vivere a Parigi. Negli anni successivi Colette viene eletta membro dell’Académie Royale del Belgio e poi membro dell’Académie Goncourt, raggiungendo l’apice del suo successo. Si ammala di artrosi e trascorre tutto il periodo della Seconda Guerra mondiale nella sua casa parigina, dove continua a scrivere i suoi libri, a collaborare con diversi giornali e con i registi per i film tratti dai suoi romanzi.

In occasione dei suoi ottant’anni, Colette viene onorata con la medaglia della città di Parigi, l’elezione come membro onorario del National Institute of Art di New York e le viene riconosciuto il grado di Grande Ufficiale della Legion d’onore.

Alla sua morte, nel 1954, la Chiesa rifiuta di concederle i funerali religiosi a causa della sua vita dissoluta e ricca di scandali, così Colette sarà la prima donna francese a ricevere i funerali di Stato.

Il suo ultimo successo letterario sarà Gigi, trasformato poi in commedia che porterà alla ribalta una giovanissima Audrey Hepburn.

L’educazione sentimentale di Gigi

«Ricordati che devi andare da zia Alicia. Hai sentito, Gilberte? Vieni a farti arricciare i capelli. Hai sentito, Gilberte? ».
«Non potrei andarci senza arricciature, nonna? ».
«Credo di no» rispose pacatamente la signora Alvarez.
Posò sulla fiamma azzurra di un fornellino a spirito il vecchio ferro da ricci, che aveva alle estremità due piccole semisfere di metallo massiccio, e preparò i foglietti di carta velina.
«Nonna, non potresti farmi un’onda da una parte per cambiare un po’?».
«Non se ne parla nemmeno. Per una ragazza della tua età, i boccoli alle punte dei capelli sono il massimo della stravaganza. Siediti sul poggiapiedi».
Gilberte si sedette, piegando le sue gambe lunghe e magre di quindicenne. La gonna scozzese le lasciò scoperte le calze di filo a costine fin sopra le ginocchia: le rotule ovali erano una vera perfezione, anche se lei non lo sospettava neppure.

Apparso per la prima volta sulle pagine della rivista Présent nel 1942, poi edito nel 1944 da una casa editrice svizzera, il racconto Gigi si staglia come un’opera anacronistica e controcorrente nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Mentre la Francia e il mondo intero attraversano una delle vicende più sanguinose del Novecento, Colette si diverte a scrivere un racconto vivace e satirico, una commedia rosa sull’educazione sentimentale di una giovane pronta a diventar donna durante il periodo florido della Belle Époque.

La protagonista del racconto è la quindicenne Gilberte, detta Gigi, giovane dagli atteggiamenti infantili in contrasto con la dolce maturità del suo corpo, inconsapevole della propria bellezza e del proprio erotismo, i quali però non sfuggono a chi si occupa della sua educazione, la nonna Inés Alvarez e la zia Alicia. Le due anziane signore insegnano a Gigi le buone maniere, dandole indicazioni su ogni aspetto della sua esistenza, dal modo di sedersi e di tenere il coltello a tavola, alle paure e preoccupazioni che deve possedere.

«Per noi una buona dose di debolezze e la paura dei ragni sono un bagaglio indispensabile nel mondo degli uomini […] Perché nove uomini su dieci sono superstiziosi, diciannove su venti credono al malocchio e novantotto su cento hanno paura dei ragni. Possono perdonarci… tante cose, ma non di essere libere dalle loro ansie».

L’opprimente presenza delle due signore è contrastata dalla quasi assenza della madre di Gigi. Andrée abita con sua madre e sua figlia, ma trascorre la maggior parte del tempo all’Opéra-comique dove canta e recita in ruoli di poca importanza, tuttavia è fiera del suo mestiere che le permette di essere autonoma e indipendente. Relegata sullo sfondo della storia, Andrée porta in luce diverse questioni proprie della lotta femminista, in quanto donna indipendente e lavoratrice orgogliosa, madre nubile di una ragazza avuta probabilmente in giovane età; la sua presenza minima nella narrazione sembra voler sottintendere anche la possibilità dell’assenza di istinto materno nella donna, tema ancora oggi scottante e divisivo.

La società francese a fine ottocento

Colette, Gigi, Piccola Biblioteca Adelphi, prima edizione 1992.

Mentre sua madre Andrée dà poca importanza all’amore e al matrimonio, zia Alicia tenta di stordire Gigi con storie romantiche e sognanti vissute in gioventù, quando la sua bellezza portava i giovani a far follie in suo onore, esperta maestra di seduzione e passione, arti che vorrebbe sua nipote conoscesse. L’educazione che la nonna e la zia le impartiscono è infatti volta alla ricerca di un uomo e di un matrimonio vantaggioso, nonostante Gigi si comporti ancora da bambina, poco interessata alle questioni amorose e maggiormente presa dai giochi da tavola e dalle caramelle e le liquirizie nel salone della nonna.

L’unica presenza maschile nel racconto è Gaston Lachaille, amico di famiglia e ricco ereditiero poco più che trentenne, scapolo d’oro dalle molte avventure amorose concluse con uno scandalo in prima pagina sui giornali di gossip. Assiduo frequentatore di casa Alvarez, s’intrattiene spesso con la giovane Gigi, divertito dall’ingenuità infantile della quindicenne, sempre pronto a farle regali (caramelle, zucchero, cartelle per la scuola) e a giocare con lei a carte. Il loro è un rapporto d’amicizia, Gigi gli dà l’appellativo di zio, sottolineando così il candore dell’affetto che prova nei suoi confronti. Tutto precipita quando Gaston vede la giovane vestita con abiti da donna matura, dono di zia Alicia, e decide di chiederle la mano: tra la gioia della famiglia e il desiderio di Gaston, Gigi dà prova della sua maturità e del suo coraggio, andando contro ogni aspettativa.

In poco più di 80 pagine Colette restituisce al lettore un quadro vivido della Francia di fine Ottocento, attraverso uno stile ricco di ironia e divertissement nei confronti di una società fin troppo attenta alle apparenze e poco incline agli ideali e ai sentimenti umani. Anacronistico eppure moderno, Gigi racconta tra le righe una storia che tratta di femminismo e consapevolezza, mettendo in scena personaggi consapevoli e controcorrente che non rinunciano al proprio diritto alla gioventù e all’indipendenza.