Cinque motivi per recuperare il caso Luigi Natoli e I Beati Paoli

Girovagando in libreria vi sarete certamente imbattuti in un’opera dalla mole di non trascurabile entità, relegata – all’apparenza senza alcuna motivazione – nella sezione dedicata ai Classici della letteratura italiana. La sua presenza vi desta curiosità, dal momento che non avete probabilmente mai sentito parlare dell’autore, che le antologie scolastiche non contemplano.
Il suo nome aleggia come uno spettro nella memoria collettiva degli addetti ai lavori. Questi ultimi, a loro volta, dimostrano di conoscerne la cifra narrativa solo a grandi linee, soprattutto se posta in relazione con capolavori ben più celebri. Ad esempio, tutti i lavori di Alexandre Dumas padre e, più precisamente, I tre moschettieri.
Tuttavia, del siciliano Luigi Natoli ben poco si è detto e certamente ben poco si è scritto. Egli è stato soltanto un epigono della tradizione del romanzo di cappa e spada oppure ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della narrativa popolare a cavallo tra XIX e XX secolo?
La sua opera più famosa – prima parte di una ideale trilogia -, I Beati Paoli, trova spazio nelle librerie e nelle biblioteche accanto a nomi ben più celebri della nostra tradizione letteraria. Ma la sensazione diffusa è quella di uno spazio che Natoli si è dovuto conquistare a fatica e che, ancora, siamo restii a riconoscergli.
Io stesso ho preso in mano il romanzo più volte, preferendogli altri libri. Intimorito relativamente dalla mole ragguardevole, ero più che altro vittima di un pregiudizio comune secondo cui non aver sentito mai nemmeno nominare un autore inficiasse in qualche modo sulla qualità dei suoi lavori. Non credo di aver commesso spesso un simile errore di valutazione!
Ecco perché, dunque, dare una possibilità a Natoli e renderlo altro oltre un’entità chimerica:
1) Ripercorrere le vicende editoriali e letterarie di un autore dimenticato
Certo è che la parabola ascendente di Luigi Natoli sia paragonabile ad una cometa che, pur suscitando l’attenzione dei fortunati astanti, è destinata a tramontare.
Natoli pubblica a puntate, tra il 1909 e il 1910, I Beati Paoli e ottiene un successo non soltanto clamoroso, ma anche trasversale. Le vicende di Blasco da Castiglione, cavaliere senza passato e senza fortuna, dell’elegante Coriolano della Floresta, del perfido Don Raimondo della Motta e delle innumerevoli e carismatiche figure femminili che gravitano attorno a questo universo letterario hanno appassionato e tenuto col fiato sospeso migliaia di lettori, di tutte le classi e ceti sociali, non soltanto palermitani. Al centro delle vicende la misteriosa setta dei Beati Paoli, giustizieri e vendicatori degli oppressi.
Uno scoppiettante feuilleton, così fu considerato al tempo e così viene classificato ancora oggi. Venne ben presto relegato ad una posizione subordinata rispetto alla cosiddetta ‘Letteratura alta’, che sembra negare ogni possibile sfociamento nel divertimento e nell’intrattenimento.
Natoli è un autore sorprendente, fonte inesauribile di quelli che oggi siamo definiamo cliffhanger, i quali invogliavano il pubblico a precipitarsi in edicola per conoscere il seguito della storia. Dovremmo accontentarci di considerarlo una meteora nel firmamento della nostra tradizione letteraria italiana ed europea, ma non credo che renderebbe giustizia ad un talento narrativo di encomiabile natura.
Pertanto, uno dei motivi per rileggere la produzione di questo eclettico autore, che mischia fiction e perfetta ricostruzione storica della Palermo dei primi del Settecento coincide proprio con gli sforzi che bisogna compiere per rivalutarne il profilo di intellettuale e scrittore.
2) Conoscere un romanzo che è la definizione paradigmatica di un perfetto meccanismo narrativo
Ancor prima de’ Il nome della rosa di Eco e come contraltare de’ Il conte di Montecristo di Dumas troviamo I Beati Paoli di Natoli.
I sopracitati finali sospesi che chiudono quasi ogni capitolo di questa monumentale opera incentivano certamente la lettura. Così, si dà origine ad un meccanismo narrativo che condiziona il lettore e lo spinge a proseguire questa mirabolante avventura accanto ai suoi protagonisti e comprimari.
Al pari della maggior parte dei romanzi di appendice, pensati per il grande pubblico, lo stile di scrittura è essenziale e piano. Esso sposa – al di là delle minuziose descrizioni delle vicende storiche del tempo – la causa di un ritmo incalzante che rende questa esperienza di lettura un costante alternarsi di apnee e di riemersioni in superficie: non appena sembra scongiurato un pericolo, ecco che Natoli riesce a crearne subito un altro e sempre in modo realistico e convincente, mettendo i nostri eroi davanti ad una sfida, un pericolo o un nuovo intrigo.
Duelli (anche se meno di quanti se ne possano credere), inganni e avvelenamenti costellano e trapuntano la struttura di questo epico romanzo che, ne siamo certi, non vi stancherà e vi farà voltare pagina alla ricerca di una conclusione che, fino all’Epilogo, sarà sempre relativa.
3) Confrontare la tradizione del romanzo popolare del nostro Paese con quella europea
Devo fare una doverosa premessa: il pregiudizio di cui siamo vittima nei confronti delle opere pubblicate a puntate è ancora abbastanza diffuso. A questo proposito, basta navigare su internet e leggere le opinioni di chi la letteratura dichiara di conoscerla. Ovviamente, in questo senso, un romanzo come I Beati Paoli non fa eccezione.
Va però sottolineato come la maggior parte dei romanzi che ad oggi sono diventati dei veri e propri capisaldi della nostra cultura letteraria siano stati pubblicati a puntate. Non soltanto i grandi romanzieri russi come Dostoevskij, ma anche autori geograficamente più prossimi a noi come Balzac e Flaubert si avvalsero di tale espediente.
A mio avviso, recuperare I Beati Paoli, a livello di studio e di approfondimento ulteriori delle nostre radici culturali, rende possibile il raffronto tra la ‘nostra’ produzione e quella del resto d’Europa in un periodo, come fu quello a cavallo tra i due secoli, traboccante di fulgida bellezza ma, allo stesso tempo, contraddittorio e nostalgico rispetto ai fasti di un passato che fu. A scongiurare l’idealizzazione del passato ci vengono incontro proprio intellettuali come Natoli e Hugo, a cui mi sento di poter accostare il primo.
Le minuzie descrittive di Hugo sono impareggiabili e le sue ampie parentesi storiche sono a tutti gli effetti l’elemento distintivo della sua scrittura, ma anche Natoli non è da meno. Il suo racconto inizia nel 1698, prendendo in esame l’antefatto della Guerra di successione spagnola e, dopo il prologo, ce ne fa conoscere gli esiti, circoscrivendo gli eventi decisivi della storia tra il 1714 e il 1718.
Al pari di Hugo, Natoli si mostra disilluso nei confronti del passato ed evidenzia come il genere umano adotti sempre le stesse condotte, con le quali noi tutti dobbiamo scendere a patti. L’opera di Natoli è, dunque, allo stesso tempo attuale e perfettamente calata all’interno delle coordinate del suo tempo.
4) Per capire che i tempi cambiano, ma l’essere umano è animato dalle medesime passioni
Le figure femminili che ruotano attorno a quelle maschili e che sono ben altro che semplici personaggi di contorno. Certamente sono ben caratterizzate al pari dei propri corrispettivi e ben incarnano il quarto dei motivi che dovrebbe spingerci a rivalutare l’opera di Natoli.
Donna Gabriella La Grua, moglie di Raimondo e interesse amoroso di larga parte dell’aristocrazia palermitana, la timida e coattamente devota figliastra di Gabriella, Violante, e la fattucchiera Peppa la Sarda sono solo tre donne che vivono in modo diverso il proprio tempo e se ne rendono, volenti o meno, protagoniste. Divengono spesso l’incarnazione dei moti pulsioni che animano anche il genere maschile, restio a dichiararsi vittima degli istinti più bassi e che poco si confanno all’etichetta e alla vita in società.
Va però detto che nell’opera di Natoli nessuno è esente dal commettere azioni che siano il risultano diretto delle proprie passioni e dei propri impulsi. Sete di vendetta, bramosia di potere, amor cortese e amor profano si susseguono in una sarabanda di ardori che movimentano il ritmo della narrazione.
Caratterizzando in questo senso le donne, dunque, emerge chiaro un messaggio. I nostri avi, al par di noi, hanno odiato, amato, sperato e temuto le conseguenze delle proprie azioni. Tutti, senza eccezione di rango, di estrazione sociale e di genere. A testimonianza che, come asseriva Schopenhauer, ben poco vi sia sotto il sole… ma non necessariamente ciò ci deve sconfortare. In questo caso, costituisce un input per la rivalutazione di un classico dimenticato!
5) Per scoprire un’alternativa valida a Manzoni e ai toni seriosi del romanzo storico
Quest’ultima ragione per leggere I Beati Paoli sarà tanto breve nel dispiegamento quanto provocatoria nella formulazione. Il lettore è dunque avvisato.
Sussiste tutt’ora un’idea preconcetta a detta della quale la letteratura e, in generale, il romanzo storico debba essere necessariamente qualcosa di arduo e complicato. Deve imbrigliare il lettore e la sua voglia di leggere, trascinandolo in un pantano da cui non riesce a venir fuori.
Con ogni probabilità – a torto o a ragione, questo dipende dai gusti di ognuno, ben corroborati dalla forzata lettura de I Promessi Sposi al liceo.
Il romanzo storico, tuttavia, non è soltanto un cimelio polveroso da tenere in bella vista. Esso è anche azione, dinamicità e analisi di fatti, condotte e vicissitudini di coloro che, a vario titolo, hanno fatto la storia.
Marc Bloch nella sua Apologia della storia scrive che:
La storia è la scienza degli uomini nel tempo ed i suoi fenomeni vi “nuotano” dentro.
Ritengo che l’opera di Natoli incarni perfettamente il senso della massima blochiana e che – anche per questo – vada letta.