Cielo Rosso di Anna Siliberto

Opera prima dell’esordiente Anna Siliberto, un romanzo breve di 120 pagine, edito Leonida Edizioni, che narra una storia famigliare, ambientata a Taranto.

Lo scenario

E certo dire Taranto non è poco: dici Taranto e subito pensi Ilva.
E difatti proprio all’ombra dell’Ilva vive la famiglia della protagonista: all’Ilva si lavora e di Ilva ci si ammala e qualche volta ci si muore. O di Ilva o di delinquenza: essere nel posto sbagliato al momento sbagliato può essere pericoloso, si rischia di ingoiare il piombo destinato a qualcun altro. 

Questo è lo scenario in cui Rosa e Dalia, gemelle, crescono; in cui Franco e Nella, i loro genitori, conducono le proprie esistenze. Una modesta famiglia tradizionale con il papà lavoratore e la mamma casalinga. Rosa e Delia non possono essere più diverse tra loro: Rosa è una creatura del quartiere Tamburi, senza sogni e senza aspirazioni se non l’amore e una famiglia. Dalia invece ha voglia di riscatto; vuole arrivare molto più lontano, molto più in alto della città da cui è partita e impegna tutte le sue energie in una carriera scolastica brillante che la porterà persino oltre Oceano.  Eppure anche dall’America non si scorderà della famiglia e la vedremo infatti tornare per riavvicinarsi loro e coinvolgerli in quest’opera magistrale di riscatto che cambierà a tutti la vita.

Famiglia come elemento centrale

Nonostante le tematiche forti toccate,  non si tratta però di un’opera di denuncia vera e propria, quanto semplicemente di una storia famigliare molto geograficamente e storicamente connotata.
La narrazione non ha a mio avviso l’intento ultimo di denunciare quanto piuttosto di raccontare la parabola ascendente di una famiglia che da un abisso di difficoltà e dolore in cui si è venuta a trovare anche e soprattutto a causa di un ambiente e un periodo storico particolari, arriva a fare il salto e cambiare stato sociale. Dominante è il concetto dei legami familiari: Dalia, che è costata tanti sacrifici ai propri genitori e che ha spiccato il volo verso nuove altezze grazie alla sua caparbietà, intelligenza e forza, non vuole godere da sola della sua situazione mutata. Torna alla famiglia per riscattarla e per trovare una maniera di risollevare tutti loro. Ne gli studi ne la sua vita in America hanno cancellato il suo amore e il suo senso di appartenenza alla sua famiglia e alla sua terra. Storia quindi molto sentita, vibrante di episodi vissuti, alcuni dei quali probabilmente sulla propria pelle, essendo l’autrice anch’essa Tarantina. 

Le pecche dello stile

Tralasciando qualche anacoluto e qualche concordanza temporale poco precisa sfuggita all’editor, la storia è poco sviluppata e si riduce per la maggior parte a coincidere con la trama. La narrazione è spoglia e debole; non riesce ad orchestrare e costruire un mondo in cui il lettore possa muoversi ed osservare lo svolgersi delle scene, ma lo costringe a rimanere fuori, a prendere atto di tutto un concatenarsi di eventi che però in lui non suscitano coinvolgimento. Tutti i suddetti avvenimenti sembrano contendersi a forza uno spazio nell’esiguo numero di pagine e mettono in evidenza una foga ma anche una certa frettolosità del raccontare. Peccato perché un racconto così articolato e che coinvolge ben due generazioni avrebbe meritato più spazio in cui muoversi. Anche la prosa avrebbe potuto risultare più gradevole se meglio costruita, con una scelta lessicale più studiata e più mirata alla descrizione delle varie situazioni, quelle gioiose o quelle drammatiche, e cambiando magari registro a seconda del personaggio e dell’ambiente. Di fatto è come se tutta la storia fosse un trascrizione pedissequa di un racconto orale e il lettore si trovasse a conoscerla senza il beneficio dell’espressività della voce e del viso del narratore.

Considerazioni finali

L’autrice ci ha permesso di pubblicare questa recensione consapevole che sarebbe stata negativa. Al di là del semplice intento promozionale della sua pubblicazione,  evidentemente la sua intenzione era anche quella di avere un’opinione sincera e delle critiche costruttive da prendere in considerazione per una eventuale ricerca di miglioramento. Questa scelta denota una buona dose di coraggio e un continuo esercizio di consapevolezza che onestamente non posso che ammirare. 

Dal canto mio devo dire che anche per me, che non posso che definirmi novellina in questo campo, è stato un bel banco di prova soffermarmi ad analizzare le debolezze di quello che leggo e a sviscerarle logicamente anziché a soffermarmi sui punti di forza (cosa quest’ultima che mi viene naturale e mi permette di rimanere al sicuro nella mia zona di comfort). Questo che si è creato tra me e la scrittrice è per conseguenza più che altro un confronto e spero che in questa maniera possa venire da lei interpretato.