Ero scettica prima di iniziarlo, ma Aciman con me ha fatto centro, mi ha toccato in tutti i punti deboli: amore estivo, adolescenziale, struggente; luogo delle vacanze del cuore; scrittura lirica magnifica; e un sacco di riferimenti culturali, letterari e artistici. 

Sintesi

La trama è semplice, è la storia d’amore tra Oliver ed Elio, anni ’80, ambientata, “somewhere in Italy”, da qualche parte in Italia, di cui però non viene mai fatto il nome. Non ci sono grandi colpi di scena, intrighi o intrecci difficili. È l’amore forte e viscerale attraverso il quale siamo passati tutti, quello delle vacanze estive. Che poi si rivela sempre qualcosa di più e continua ad accompagnarci… Per sempre? Chissà. Sicuramente ben oltre la fine dell’estate.

Aciman non arriva mai a sfiorare quel sentimentale banale che sfocia nel patetico e ti fa alzare gli occhi al cielo. È chiaro e semplice, è un amore quasi ossessivo ma è descritto e vissuto così com’è, senza giri di parole per indorare la pillola. Le parole sono pesate accuratamente, sono scelte e rendono omaggio ai grandi autori della letteratura come Dante e T. S. Eliot, che vengono più volte citati esplicitamente e non. 

La struttura è divisa in quattro capitoli e segue l’ordine cronologico, si fa via via più intensa e leggendo si percepisce la pienezza della vita che scorre attraverso le pagine e ti trascina fino a rendere impensabile fermarsi nella lettura. 

Seguiamo la vicenda attraverso i pensieri di Elio, le sue percezioni, le sue relazioni con gli altri. E più si va avanti, più si comincia a rivedersi in questi personaggi, nelle piccole fisse che abbiamo avuto tutti, i dubbi stupidi, l’orgoglio, l’incoscienza e la goffaggine dei 17 anni. 

E poi c’è Oliver. La “muvi star”, l’americano un po’ impenitente che fa innamorare Elio e chi legge. E proprio come in una cotta vera, a volte lo odiamo, a volte ci dà sui nervi, ma smaniamo per piacergli e avere la sua approvazione. 

I due protagonisti a tratti vanno di pari passo, a tratti sono su strade opposte, altre volte si scontrano. Aciman è stato un maestro nel combinare e compensare gli squilibri tra Elio e Oliver e creare un climax di complicità, che è forse il tocco del libro che più mi ha lasciato il segno e lo ha reso speciale ai miei occhi.

Le mie impressioni

Chiamami col tuo nome è entrato a far parte della mia top 3 dei libri preferiti, dei libri del cuore, dei libri della vita. Ciò che per me lo ha reso diverso dagli altri che ho letto, al punto da meritarsi un tale posto di rilievo tra le mie letture, è stata la capacità di riuscire a rispecchiarmi nei personaggi, immedesimarmi, capire a pieno ciò che stavano provando. E se da ragazzi avete avuto un luogo del cuore, una persona speciale con cui condividere l’estate, un gruppo di amici che vi abbia fatto compagnia nella spensieratezza delle vacanze, sono sicura che Aciman riuscirà a rapire anche voi.

Mi ci è voluto un mese per decidermi a parlarne, l’ho consigliato a tutti e ho avuto paura di iniziare altri libri dopo Chiamami col tuo nome perché ero consapevole che non ritroverò le stesse emozioni per un po’. Non appena ho chiuso il libro ero già sicura che per me questo è “il libro della vita”, quello che leggendolo riesci proprio a sentirlo dentro, che ti smuove dall’interno tutti gli organi per quanto bene è narrata la vita vera, e ti viene voglia di leggerlo e rileggerlo all’infinito. 

Mentre Oliver ed Elio si avvicinavano alla fine dell’estate senza volerne contare i giorni, io mi avvicinavo alla fine del libro con un rifiuto categorico di contare le pagine che mancavano. L’ultima parte l’ho letta praticamente tutta piangendo (e sono di quelle che per libri e film non piangono mai), e non perché sia un libro particolarmente triste, sarà stata la nostalgia per le estati come quella, ma mi ha toccata dentro come hanno saputo fare davvero pochi libri.

Riuscivo a capire così bene i personaggi e quello che stavano passando, che è stato come (ri)vivere tutte quelle piccole cose tipiche degli amori estivi con la consapevolezza di vederlo dall’esterno e con qualche anno in più. 

Ho sottolineato quasi ogni pagina, messo le orecchiette sulle pagine che mi hanno colpita, comprato il sequel quando mi sono accorta di essere troppo vicina al finale senza essere pronta ad abbandonare così i personaggi, per poi avere troppa paura di rimanerne delusa per cominciare a leggerlo.

Gli amori estivi (di solito) non ci accompagnano per tutta la vita, però continuiamo a portarceli dentro in un posticino riservato a loro, custodiamo lì i pochi ricordi che restano, con il sorriso di chi è maturato e ripensa con affetto a ciò che “ormai è passato”, per poi ammettere a se stessi che sì, è passato, ma forse non del tutto, forse ci ha messo un po’ troppo… Allo stesso modo questo libro continua a restare dentro dopo averlo finito, in un posto speciale. E per quest’estate mi sa che posso considerarlo a pieno titolo la mia cotta estiva, la sbandata che mi ha fatto perdere la testa e a cui voglio continuare a ripensare per sempre sorridendo. Un po’ un termine di paragone per tutte le altre storie d’amore che leggerò dopo.