Chi è morto alzi la mano: anatomia di un giallo a Parigi




– Pierre, in giardino c’è qualcosa che non va, – disse Sophia. Aprì la finestra e scrutò quel lotto di terra di cui conosceva ogni filo d’erba. Ciò che vedeva le faceva venire la pelle d’oca.

Trama

È una mattina come tante altre per Sophia Simèonidis, una ex cantante lirica che conduce ormai una vita ordinaria, lontana dai riflettori, insieme al marito Pierre, in un quartiere residenziale parigino.

La spensieratezza di Sophia viene interrotta quando, affacciandosi alla finestra di casa sua, nota qualcosa di insolito: un albero, apparentemente un faggio. Niente di strano, in effetti, se non fosse che quell’albero non c’era mai stato nel suo giardino. Un brivido le corre lungo la schiena, mentre il marito non sembra preoccuparsi di questo piccolo particolare.

Vista la noncuranza di Pierre, Sophia decide di chiedere aiuto ai nuovi inquilini della casa accanto, un trio piuttosto particolare, formato da Marc, Mathias e Lucien, tre storici squattrinati e allo sbando che vanno ad abitare nella casa accanto, la topaia, come è nota agli abitanti della strada. A loro tre si affianca lo zio di Marc, un ex poliziotto corrotto ormai in pensione, il vecchio Vandoosler.

Saranno proprio loro a cercare di dirimere l’intricata matassa degli eventi che seguiranno nei giorni successivi, eventi inquietanti, misteriosi e omicidi apparentemente senza alcun filo logico…

Dalla penna di Fred Vargas, Chi è morto alzi la mano, è il primo romanzo in cui compaiono i tre evangelisti. Pubblicato per la prima volta nel 1995 in Francia e successivamente in Italia, nel 2002, edito da Einaudi.

L’abilità principale della Vargas è l’analisi perfetta e concisa dei suoi personaggi, del loro aspetto e del loro bagaglio culturale, che sarà cruciale per la svolta delle indagini.

Tre storici: Marc, nipote di Vandoosler e medievalista incallito, Mathias, il cacciatore- raccoglitore, come viene scherzosamente etichettato dagli altri, studioso di preistoria, ed infine Lucien, con il pallino della Grande Guerra. Tre uomini, accomunati dalla passione per la storia, da uno spiccato ingegno e un portafogli vuoto.

Non è un caso che l’autrice sottolinei la formazione di ogni personaggio. L’abilità di “scavare”, di ricostruire gli eventi sarà il loro asso nella manica in questa storia.

Oltre ai tre evangelisti, protagonista indiscussa del romanzo è la grande casa in cui vivono, che in questo romanzo si anima e prende vita.

La casa, con i suoi corridoi e i suoi piani, viene spaccata, scandita in epoche, seguendo un’ immaginaria linea del tempo. Così, il primo piano viene occupato da Mathias e dalla preistoria, il secondo piano da Marc e dal mondo medievale e infine sfondiamo le porte del mondo contemporaneo con Lucien.

Tra le stanze di questo piccolo universo si consumano le vicende di questa storia: nella grande sala comune, simile ad un refettorio, veniamo a contatto con personaggi sensibili, arroganti e menzogneri in un gioco in cui verità e bugia corrono sulla stessa pista, alla velocità della luce. E così anche le grandi finestre ad arco si fanno portatrici di sguardi inquisitori, dietro le quali si celano i tre storici, e da cui scrutano, analizzano e annotano i movimenti dei curiosi personaggi che abitano in quella strada, che si muovono indisturbati, ignari di essere visti.

Un romanzo giallo semplice ma costruito alla perfezione, intrigante e travolgente, che riuscirà a mandarvi spesso fuori strada ma in grado di servirvi un finale a sorpresa inaspettato.

Curiosità sull’autrice

Fred Vargas è in realtà uno pseudonimo per Frédérique Audouin-Rouzeau. Vargas è invece il nome con il quale, la sorella pittrice, firma i suoi quadri, un omaggio al cognome della protagonista, interpretata da Ava Gardner, del film La Contessa Scalza.

La Vargas è, inoltre, ricercatrice di archeozoologia presso il Centro Nazionale francese per le ricerche scientifiche, oltre che studiosa di medievistica.

Una peculiarità dei suoi romanzi è che essi vengono scritti in ben ventuno giorni, durante le sue ferie.