Chi dice e chi tace: quando i silenzi parlano

In ogni storia ci sono detti e non detti, ma sono poche quelle che si costruiscono su questi ultimi, su “chi tace”, su quei silenzi che parlano.

Uscito a febbraio 2024 e arrivato nella sestina del Premio Strega 2024, “Chi dice e chi tace” edito da Sellerio è un romanzo dalle tinte noir, ma di fatto una storia introspettiva e carica di emozioni e silenzi. Chiara Valerio, infatti, ci racconta della sua Scauri, a metà strada tra Roma e Napoli, borgo sul Tirreno dalla grazia scomposta. Ma soprattutto, prova a tratteggiarci Vittoria attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuta, o credeva di conoscerla.

Ciò che si dice, ciò che si tace

Le cittadine di provincia si somigliano tutte, un po’ come le famiglie infelici. E Scauri non fa eccezione.

Nessuno sa cosa succede nelle case delle persone, figuriamoci nei letti.

L’arrivo di Vittoria vent’anni prima già aveva destato curiosità: appariscente, in compagnia di una donna molto più giovane (forse adottata? Forse rapita?), e soprattutto incomprensibile. Ma ciò che più di tutto lascia sgomento il paesino è la sua morte: è annegata nella vasca da bagno, lei, che sapeva nuotare in mare aperto. Cosa è davvero accaduto? È davvero stato solo un incidente?

Ed è così che pian piano emergono tutte quelle cose che si dicono o si tacciono, si fanno strada pettegolezzi e dicerie, ma soprattutto si cerca di capire un po’ di più chi c’era ed ora non c’è, il suo silenzio. Lea Russo, amica di Vittoria e avvocata, non riesce a non pensare che ci sia qualcosa che a tutti stia sfuggendo e vuole saperne di più, anche di se stessa.

Conosciamo davvero le persone della nostra vita? Quanto ciò che appare spesso ci basta? E quante volte ciò che ci basta è frutto di pregiudizi? “Chi dice e chi tace” si muove su quest’asse, cercando di (non) rispondere, ma di interrogarci, complice anche il flusso di coscienza di Lea, che inizia e non termina i pensieri, ma li affastella e ci ritorna.

Tutti facevamo sempre le stesse cose. Tutti sapevamo tutto di tutti. Tutti ci accontentavamo di ciò che avevamo davanti agli occhi. Tutti attribuivamo un certo valore alla forma.

Voci di donna: Lea e Vittoria

Valerio costruisce un romanzo che sembra un giallo, un noir, ma di fatto è più qualcosa di introspettivo. Perché ciò che davvero conta, alla morte di Vittoria, apparentemente per annegamento nella sua vasca da bagno, non è il perché, ma il chi era davvero.

Vittoria, che è accogliente ed evasiva, sempre con lo stesso taglio di capelli e una risata riconoscibile, ma che è anche un mistero insolubile. Tra chi dice e chi tace – per riprendere il titolo – è lei, che di sé ha sempre raccontato poco, ad avere la meglio, e quando il silenzio diventa “per sempre” è lì che pian piano emerge chi fosse, e, di fatto, parla.

Interlocutrice prediletta è senza dubbio Lea, a cui affida il suo testamento, che però dice poco, pochissimo. Ma è grazie a quegli indizi rarefatti che pian piano viene messa in discussione Vittoria, la sua storia, il suo passato, ma anche tutte le persone che hanno avuto a che fare con lei: Lea stessa, Mara.

È evidente quanto le donne siano le protagoniste di questa storia: in primis Lea e Vittoria, legate e distanti. E molto più simili di quanto apparirebbe a prima vista, perché il loro mondo interiore è più variegato di quello che sembra dall’esterno. Ma anche Mara, la giovane che vive con Vittoria e che sembra aver intrecciato una relazione con lei, in una realtà che è quella della provincia italiana degli anni Settanta. Senza dimenticare Silvia e Giulia, figlie piccole di Lea, ancora prive di quei pregiudizi che aleggiano su Scauri.

L’anticonformismo di Vittoria diventa così un modo per indagare le relazioni di chi ancora vive, e anche l’essere donne in un paesino in cui ciò che è più facile è applicare etichette, in cui si crede di sapere e per questo si parla, inutilmente.

[…] l’alcol riguardava le donne solo quando era etilico, o puro, e serviva per pulire i vetri e disinfettare le sbucciature e le magagne sulle ginocchia dei bambini.

I silenzi parlano

Scauri è la città di Chiara Valerio, e questo si percepisce nitidamente. C’è quell’affetto non scevro da critiche, così come c’è profonda conoscenza delle sue dinamiche. Impossibile, immergendosi nei pensieri di Lea, non perdersi anche nelle atmosfere da paesino che vengono tratteggiate. È tutto profondamente realistico, e questo rende “Chi dice e chi tace” sicuramente credibile. Così come lo sono i silenzi della nostra vita.

Chi ha un po’ di dimestichezza con la comunicazione sa bene che tutto è comunicazione, anche quando non c’è intenzione a voler trasmettere alcunché. I silenzi di Vittoria, in realtà, parlano ad alta voce, che lei abbia voluto o meno, e quasi urlano nella mente di Lea, aggrovigliando i suoi pensieri e i suoi ricordi.

Il flusso di coscienza è probabilmente la scelta più saggia per poter rendere tutto questo, sebbene sia uno stile complesso da gestire e da apprezzare. Facile è perdersi, sentirsi disorientati. Eppure esiste forse modo migliore per far parlare anche i nostri silenzi?