La censura in Cina: Servire il popolo di Yan Lianke

L’industria editoriale cinese sta crescendo rapidamente, ma l’ombra della censura è una minaccia che rende sempre più difficile il lavoro dello scrittore in Cina. Attraverso l’opera di Yan Lianke, andremo ad approfondire il fenomeno della censura editoriale in Cina.

L’industria editoriale cinese sta crescendo rapidamente e la Cina è al secondo posto nella lista dei più grandi mercati editoriali di libri al mondo: solo nel 2015 ha generato 10.51 miliardi di euro in ricavi editoriali. Inoltre, secondo i dati ufficiali, si pubblicano circa mezzo milione di libri l’anno e 66 di questi superano il milione di copie vendute.

È un mercato in continua crescita sia per il cartaceo che per il digitale, ma molti autori e autrici cinesi sono scoraggiati e lasciano perdere la pubblicazione delle loro opere a causa della censura.

La censura in Cina viene attuata primariamente dal Governo su tutti i media in grado di raggiungere un vasto pubblico: parliamo quindi di televisione, stampa, radio, cinema, teatro, messaggistica instantanea, videogiochi, letteratura e internet.

Yan Lianke è uno dei pochi autori che ha sempre preferito porre al primo posto la libertà di poter scrivere ciò che desidera, senza filtri. Viene considerato da molti come un modello di resistenza, ma pochissimi sono gli scrittori che riescono a seguire la sua stessa strada. 

Attraverso la sua opera più rinomata e provocatoria, approfondirò la censura all’interno del mercato editoriale cinese attraverso i temi proibiti e gli stratagemmi del pubblico cinese.

Servire il popolo di Yan Lianke

Servire il popolo (为人民服务, Wei Renmin Fuwu), opera di Yan Lianke edita in italia da Einaudi, venne pubblicato in Cina nel 2005 sulla rivista Huacheng (花城), generando forti polemiche. 

Il titolo è una citazione del Presidente Mao con la quale, in un suo scritto omonimo, rendeva omaggio al valoroso compagno Zhang Side, una delle guardie del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese. Questa frase divenne uno slogan di punta durante gli anni della Rivoluzione Culturale per indicare la dedizione e l’altruismo rivoluzionario.

Ma all’interno del racconto, il precetto del Presidente Mao viene utilizzato per tutt’altri scopi…

Il romanzo con stile irriverente e beffardo racconta la storia del soldato Wu Dawang. Egli viene scelto dal suo comandante come attendente e cuoco della sua abitazione privata; tale onore gli viene riconosciuto in seguito alla recitazione di 286 citazioni dalle opere del Grande Timoniere Mao, tra cui appare anche Servire il popolo.

Wu Dawang inizia a lavorare nella dimora del suo comandante e là conosce la giovane e affascinante moglie Liu Lian, con la quale intesserà una relazione extraconiugale. 

Ricordare sempre che servire in casa dei superiori vuol dire servire il popolo.

Wu Dawang è strettamente legato agli insegnamenti del Libretto Rosso di Mao e la donna, per persuaderlo a soddisfare i suoi desideri, gli farà credere che Servire il popolo è anche questo: quando Liu Lian desidera incontrare Wu colloca in un determinato punto del giardino la tavoletta recante l’aforisma citato nel titolo. Vedendola, il soldato sa che è il suo momento di sacrificare tempo ed energie per il Partito. 

Sfacciataggine, ironia, oltraggio… Sono questi gli aggettivi con cui si può descrivere la storia narrata da Yan Lianke.

Gli ideali e gli slogan maoisti vengono riletti e interpretati come mezzo per soddisfare le proprie passioni, quasi come scusa giustificante l’amore clandestino che nasce tra i due protagonisti.

Un grande affronto si presenta anche dal gioco erotico creato da Wu Dawang e Liu Lian: durante un momento di intimità tra i due, completamente sfinito e desideroso di una pausa, egli scoprirà di ritrovare il proprio vigore sessuale in seguito alla rottura accidentale di un effige del Presidente. Iniziano a girare per la casa spaccando statuette, immagini, tutto ciò che trovano in cui viene raffigurato Mao: attraverso la trasgressione, accrescono il loro desiderio e bramosia.

Di certo non si rimane stupiti alla notizia della censura avvenuta ai danni del romanzo: i contenuti vennero ritenuti altamente politicizzanti e controversi, portando alla rimozione immediata dal mercato. In seguito il libro, però, comparve online.

Yan Lianke non è sconosciuto alla censura, tant’è che egli stesso si avvale anche dell’auto-censura, allo scopo di evitare in tutti i modi la prima. Spesso approfitta anche di piccoli trucchetti per poter scrivere in modo più libero e diretto: si avvale della pubblicazione a Taiwan oppure direttamente solo all’estero.

Sebbene molti dei suoi libri siano inediti in Cina, continua a mantenere un posto scomodo all’interno del sistema.

La censura nel mercato editoriale cinese

La Cina ha vietato per decadi centinaia di libri, opere d’arte e qualsiasi altra opera considerata anti Partito Comunista cinese e sono numerosi gli organi interni che si occupano di selezionare e vietare libri e altri prodotti. 

Uno fra i tanti è il General Administration of Press and Publication (新闻出版总署, Xinwen Chuban Zongshu) il quale è responsabile della gestione editoriale in Cina: controlla tutta la letteratura cinese destinata ad essere venduta sul mercato. Il GAPP ha l’autorità legale di controllare, censurare e vietare in Cina qualsiasi pubblicazione cartacea, elettronica o caricata su internet. Dato che tutti gli editori in Cina devono essere autorizzati dal GAPP, l’agenzia ha anche il potere di negare alle persone il diritto di pubblicare e richiedere la completa chiusura di qualsiasi casa editrice che non rispetti i suoi dettami.

Il confine tra lecito e illecito è, però, poco chiaro, portando così alla nascita di prodotti timidi che evitano di toccare temi “sensibili” e perdono in potenza e credibilità.

Spesso sono gli stessi editori e le case di produzione a chiedere modifiche sui testi o censurare direttamente ciò che potrebbe offendere la sensibilità del Partito, in modo da evitare rappresaglie governative post-pubblicazione. Le case editrici corrono ai ripari per evitare multe salate e il ritiro dal commercio dei prodotti incriminati. Il danno economico sarebbe ingente. Nei casi più gravi si arriva fino alla perdita della licenza editoriale o a dover fare autocritica ammettendo di aver sbagliato a pubblicare tale libro.

La disputa su ciò che può essere pubblicato in Cina è sempre stata presente, ma negli ultimi anni l’elenco degli argomenti ritenuti sensibili è cresciuto fino a rasentare l’inverosimile.

Nei giornali, sul web e nei saggi bisogna evitare diversi argomenti, tra cui troviamo: 

  • democrazia;
  • separazione dei poteri;
  • riferimenti a fatti storici cinesi controversi;
  • ritratti degli alti funzionari di partito e dei loro familiari;
  • autodeterminazione dei popoli;
  • materiale relativo a questioni LGBTQ+;
  • e, su tutto, le tre T: Tibet, Taiwan e Tiananmen

Li Yinhe, sessuologa, sociologa e scrittrice pechinese, in un’intervista con il New York Review of Books descrive in modo molto pungente due categorie generali di contenuti che preoccupano maggiormente gli editori cinesi. Le associa a due colori: il nero per le questioni politiche e il giallo per il sesso.

“Esistono due criteri principali per vietare o censurare libri. Uno è nero e uno è giallo. Il nero è per le questioni politiche, come ad esempio se ti opponi al Partito Comunista Cinese. Il giallo è il sesso.”

Quindi, oltre alle questioni politiche “sensibili”, il sesso è un altro degli argomenti tabù insieme a tutto ciò che, secondo il partito, minaccia la “moralità” dei suoi cittadini.

Anche i testi occidentali in Cina non sfuggono alla censura: è una situazione comune a numerosi autori esteri, i quali si ritrovano con versioni incomplete e diverse rispetto alle loro opere originali. L’unica loro scelta è accettare tali modifiche o evitare la pubblicazione in Cina, escludendo una gran fetta del mercato editoriale mondiale.

Tuttavia i lettori cinesi non si lasciano scoraggiare dalla censura e hanno trovato diversi modi per poter leggere opere cinesi e straniere ritenute non adatte.

Un modo considerato illegale, ma estremamente comune, è l’acquisto di edizioni estere attraverso i negozi online come Taobao oppure si acquistano versioni piratate online o in strada. Sempre più popolare anche l’opzione di scaricare da internet copie scannerizzate dei libri postate online da lettori appassionati.

Un’altra via è quella di acquistare tali libri a Taiwan e Hong Kong: numerose librerie hanno sezioni dedicate a libri che non sono stati pubblicati in Cina o che, addirittura, sono stati censurati.

Sia a Taiwan sia a Hong Kong non vige la censura come nella Cina continentale. Molti scrittori cinesi, pur di pubblicare la loro opera, si affidano quindi a case editrici di Hong Kong o Taiwan così da poter ovviare alla censura.

Nonostante il mercato editoriale cinese sia uno dei più grandi e in continua crescita, deve affrontare giornalmente la questione della censura. In seguito alla pubblicazione delle loro prime opere, molti autori e autrici si sentono scoraggiati a proseguire la loro carriera letteraria proprio perché la continua paura di incorrere nella censura e l’estrema attenzione da porre ogni volta che si scrive qualcosa diventa un fardello troppo pesante da portare con sé.


Bibliografia

Yan L., Servire il popolo, Einaudi, 2006.

Pen America, Censorship and Conscience. Foreign authors and the challenge of chinese censorship., 2015, PEN American Center.

Sitografia

Wikipedia, Yan Lianke

Wikipedia, Censorship in China

Attanasio Ghezzi C., Gli argomenti più censurati nei libri pubblicati in Cina, 20 Luglio 2015, articolo pubblicato su:”L’Internazionale”.

Abrahamsen E., The real censors of China, 16 Giugno 2015, articolo pubblicato su: “The New York Times”.

Adams M., I più grandi mercati editoriali del mondo, Febbraio 2020, articolo pubblicato su: “Ripleybelieves”.