Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

2019. Quella che avrebbe dovuto essere l’ultima indagine, Il pianto dell’alba, ambientato nel 1934 — Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte aveva preso commiato dai suoi lettori. Ma in tutto questo tempo, il commissario Ricciardi — uno dei personaggi letterari più amati degli ultimi tempi, non ha mai smesso di citare e parlare al proprio autore. Oggi vi parliamo di Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi edito Einaudi.

Trama

In Caminito, tra i cespugli di un boschetto, il maestro Girolamo Caputo scopre i corpi esanimi di due giovani, sorpresi mentre erano intenti a fare l’amore. Si apre una lunga ed interessante indagine, che terrà il lettore col fiato sospeso, tra dettagli apparentemente insignificanti, elementi esterni alla narrazione e tanto altro ancora. Uno scenario apparentemente semplice che però, pagina dopo pagina apparirà sempre più complicato… in perfetta commistione con lo stile dell’autore napoletano. Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi, è un romanzo veloce, dove ogni cosa, può tingersi di un nuovo “colore”, in qualsiasi momento.

La descrizione particolareggiata dei personaggi, ma anche dei luoghi dove si svolge la vicenda, ovviamente tinta di giallo, sin dall’inizio, “aiuta” il lettore, rendendo il romanzo avvincente ed ammaliante. Ogni pagina è intrisa di spessore narrativo. Ogni parola assume un’identità quasi perfetta, che darà luogo ad una serie di caratterizzazioni sorprendenti e perfettamente orchestrate, quasi come se fossero una sinfonia e come se l’autore fosse un abile maestro d’orchestra. In realtà potrebbe essere proprio così; la metafora musicale rende perfettamente l’idea. De Giovanni riesce a creare un romanzo nero, senza rinunciare alla poesia.

Considerazioni

Un libro che si legge facilmente, senza perdersi in frasi artefatte, dialoghi senza fine e qualsiasi altra cosa possa far perdere o semplicemente distogliere l’attenzione. Una narrazione indistruttibile, chiara e ben delineata, sinuosamente avvolgente; una storia che corre velocemente, ma senza trascurare niente. Ovviamente, come per ogni giallo che si rispetti, quel sentimento di paura che contraddistingue il genere, è sempre in “agguato” e produce un effetto piacevolmente angosciante. Sembra un ossimoro ma è così. Caminito è una storia che si muove tra luci ed ombre, proprio come Napoli, città dove è nato il celebre ed amatissimo autore.

È per questo che quel senso di tensione, ma anche quell’atmosfera tetra e semplice al tempo stesso, i chiaro scuri, i contorni dei palazzi, l’identità di un’ambientazione che sembra quasi di poter toccare, sono resi perfettamente dall’abile penna di Maurizio De Giovanni.

Un libro bello ed interessante, che può piacere anche a chi non ama il genere, che arriva dritto al cuore con parole semplici ed un’indagine che man mano assumerà dei contorni sempre più avvincenti. C’è tumulto, ma non nella narrazione, che si svolge secondo un andamento assolutamente lineare, quello che caratterizza Napoli, di cui De Giovanni è ben consapevole; ma al contempo proprio quel caos può rappresentare ciò che scompiglia quotidianamente il cuore delle persone, che inevitabilmente si rivedono in flashback senza tempo.

Un evento improvviso, inaspettato. Un luogo semplice, comune. Persone, immagini sfuocate, ma anche un susseguirsi di speranze, attenzione, sguardi fugaci e tanto altro ancora.