Andrea Camilleri: poeta, regista e linguista

Andrea Camilleri, nato a Porto Empedocle è stato uno scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo italiano; un intellettuale d’altri tempi il cui profilo letterario ed artistico è ancora oggi studiato dai critici e dai filologi, per intensità e caratteristiche.

Tutti sicuramente conoscono il celebre Camilleri, quell’inconfondibile modo di raccontare la Sicilia, ma anche le scelte linguistiche, quella mescolanza di italiano e dialetto. Come Camilleri stesso dichiarò più volte, ciò che scriveva era la rappresentazione non solo di quanto egli stesso osservava, ma anche tutto ciò che sentiva dentro sè.

Le caratteristiche proprie della lingua utilizzata da Camilleri trova la massima espressione nella produzione letteraria dell’autore, tanti i libri, principalmente gialli, nei quali si ha prova di quanto le forme di espressioni scelte siano importanti.

La storia nella storia

Ad esempio il mondo del Commissario Montalbano, si presenta come una “storia nella storia”, all’interno della quale il modo di esprimersi dei personaggi, tipicamente siciliano, può essere paragonato al panorama letterario di un importantissimo poeta italiano: Luigi Pirandello. Proprio secondo la linea narrativa espressa da Pirandello, in ogni opera si possono riconoscere una serie di maschere, secondo i canoni propri della Commedia dell’arte.

Così, all’interno de Il Commissario Montalbano, i vari personaggi, talvolta simpatici, altre volte scontrosi, ma pur sempre semplici, si contraddistinguono per una serie di caratteristiche che li identificano e fanno in modo che i lettori o i telespettatori li riconoscano e a loro volta possano riconoscersi in essi. Una vera e propria – tipizzazione – delle figure presenti in scena, che crea a sua volta una concatenazione di elementi basati su temi attuali, episodi imprevedibili e sempre sorprendenti, scandendo il flusso inesorabile di un’esistenza ricca di sfaccettature.

L’intento di Camilleri è quello: creare delle storie nelle quali tutti possano riconoscere qualcosa di proprio, senza discostarsi dai canoni propri della tradizione letteraria; qualcosa che sia semplice ed attraente al tempo stesso, che coinvolga ed invoglia a leggere.

Il dialetto vigatese

Ricordiamo che per quanto concerne la lingua utilizzata da Camilleri, i linguisti parlano di “vigatese”, per esprimere il linguaggio dell’autore.

Il vigatese non può essere considerato un dialetto; probabilmente proprio questa caratteristica dona vivacità ed interesse in chi segue l’intellettuale siciliano ed i personaggi che nascono della sua penna.

Il vigatese utilizzato da Camilleri non è un dialetto , è una lingua vera e propria; si può definire un idioma colto condiviso da quanti abitano in Sicilia e per questo motivo compreso da chiunque parli italiano, indipendentemente dalla regione in cui è nato e vive.
È importante ricordare che Camilleri amava definirsi «scrittore italiano nato in Sicilia». Così come Dante è poeta italiano nato a Firenze.

Ma, a parte la situazione contingente, perchè gli scrittori del passato, ma anche contemporanei, così come Pirandello, scrivevano in dialetto? La risposta si rifà ad una importante affermazione di Pirandello, secondo la quale, se un autore ha, o è costretto ad avere, un patrimonio linguistico ristretto al dialetto e un orizzonte artistico contenibile entro la geografia regionale, la letteratura dialettale, permette di restare entro i confini del dialetto, senza deformarne l’identità.

È proprio ciò che scelse di fare Andrea Camilleri, regalando ai suoi lettori e al suo pubblico, negli anni, tra i titoli Sellerio e le versioni televisive, in nessun modo trascurabili, soprattutto per la loro fedeltà e per la specifica qualità del prodotto.