Cadavere Squisito: storia di una società cannibale

Eris edizioni, con questo titolo, ha fatto un vero e proprio regalo al panorama editoriale italiano. Cadavere squisito, uscito ad aprile di quest’anno, è un romanzo di Agustina Bazterrica che cambierà il modo di molti di approcciarsi al mondo della carne. Un’opera cruda, violenta e sconvolgente.

Trama

Marcos lavora da tutta la vita nel mercato della carne, proprio come suo padre prima di lui. Il suo lavoro, però, non è più come prima. Dopo che un virus ha contagiato tutti gli animali – da allevamento, selvatici e domestici – questi sono stati sistematicamente abbattuti, lasciando l’umanità davanti ad un bivio. Da un lato, la possibilità di passare ad una dieta interamente vegetale, dall’altro il cannibalismo.

Ed è proprio questa la scelta dei governi. Dopo aver macellato le minoranze, i clandestini e tutti coloro privi di un’identità ufficiale, si decide di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Il cannibalismo è, dunque, prassi comune, tanto da perdere anche ogni implicazione morale.

Il romanzo segue la storia di Marcos, che si è dovuto adattare ad una società cannibale pensando di essere diverso dagli altri. Cerca di ignorare le implicazioni del suo lavoro, insistendo sul fatto che gli serve per sopravvivere, ma tutte le sue convinzioni entreranno in crisi quando il suo responsabile gli donerà un purissimo esemplare di femmina. Egli dovrà scegliere come comportarsi: tenerla con sé o portarla al mattatoio? È qui che inizia una narrazione che costringerà il lettore a rimettere in questione tutto ciò in cui crede.

L’uso del linguaggio

Il linguaggio è il primo grande protagonista di questo romanzo. La filosofia, la filologia e la storia del XX secolo ci hanno insegnato quanto la lingua possa distorcere la realtà, creando un’inevitabile separazione fra ciò che è e ciò che si dice.

Negli anni ’40, il filologo Victor Klemperer scrive LTI. La lingua del Terzo Reich. Qui analizza come il partito nazista abbia alterato le strutture linguistiche del tedesco, per inculcare nella popolazione le idee della supremazia bianca e dell’antisemitismo. Il tutto mascherato da strutture grammaticali che lasciassero intendere una presunta scientificità.

Sempre su questa linea, lo scrittore George Orwell, nel suo 1984, parla della neo-lingua: una forma di linguaggio molto ristretto che sostituisce la vecchia visione del mondo, prima del Partito. In questo modo, si annienta qualsiasi possibilità di pensiero critico, togliendo ogni struttura linguistica e concettuale che possa portare a concepire pensieri eretici. In questo modo, il partito tiene sotto controllo la popolazione.

Leggendo le prime pagine di Cadavere squisito, non si può non tener presente questi elementi. L’intera opera è costruita in maniera tale da consentire al lettore l’enorme manipolazione psicologica che avviene attraverso il linguaggio. La scelta di tenere i nomi dei tagli della carne di maiale o di bovino permette ai consumatori di distaccarsi da ciò che stanno consumando, non riflettendo su quanto sia paradossale quella situazione.

Anche il termine cannibalismo non è più utilizzato, o meglio, è utilizzato con cautela: si parla di cannibalismo quando si divorano persone riconosciute come giuridicamente tali – con un nome e un cognome. Gli altri sono capi da bestiame, mai identificati con l’epiteto di esseri umani. Definirli così vorrebbe dire riconoscer loro un’identità. Ed è questo che consente a questa distopica realtà di andare avanti.

Nella Transizione, il linguaggio dei media e del governo ha avuto il ruolo fondamentale di minimizzare ciò che stava accadendo: le pubblicità – come quella della famiglia che consuma il rognone speciale – e i capi di stato, che si rivolgono agli esseri umani da macellare come se fossero degli oggetti inanimati.

Privare qualcuno della sua identità – soprattutto linguistica – è il miglior modo per renderlo inesistente agli occhi del mondo. Proprio come accade agli umani macellati.

Le estreme conseguenze del capitalismo

Dopotutto, da che mondo è mondo, non facciamo altro che mangiarci a vicenda. Quando non in maniera simbolica, ci fagocitiamo letteralmente. La transizione ci ha concesso la possibilità di essere meno ipocriti.

Quelle pronunciate da Urlet – responsabile di una riserva di caccia – sono parole sconvolgenti. C’è qualcosa di profondamente disturbante nella lettura che l’autrice dà di queste parole. L’intero romanzo parte da una critica feroce al consumismo e al capitalismo, vedendo in essi le radici della società cannibale di cui scrive. A questo proposito, è interessante osservare come furono i clandestini, i poveri e gli emarginati le prime vittime della macellazione di massa: oltre ad essere privi di identità, come analizzato nel paragrafo precedente, erano anche inutili alla società capitalista.

Le grandi disuguaglianze si sono ampliate, e la forbice sociale è aumentata a dismisura: se prima il mangia o sii mangiato era metaforico, ora è realtà. Tutti coloro che vivevano ai margini sono stati i primi a diventare carne da macello.

Ma questo fenomeno non si è fermato. Per tutto il romanzo, i rischi che corrono i meno abbienti e i poveri sono al centro della narrazione. Quando il protagonista, Marcos, mette suo padre in una casa di cura, ha un’unica preoccupazione: evitare che diventi carne da macello. Quella della Batzerrica è una società dove gli anziani, se curati nelle strutture statali, vengono lasciati morire affinché le loro carni possano essere vendute sul mercato nero.

È la carne più economica in circolazione, perché secca, malata e imbottita di farmaci. Carne con nome e cognome. In certi casi, sono gli stessi familiari […] ad autorizzare la vendita del corpo e usare il ricavato per saldare i debiti.

È una società dove nessuno si salva, e dove il rischio di diventare carne da macello è sempre presente. Non basta essere nati dalla parte giusta dell’umanità, quella non allevata a scopo alimentare, ma bisogna anche stare attenti: quando vengono violate le leggi, la morte per macellazione è ciò che aspetta tutti gli esseri umani. Basta pensare alla pratica descritta nel romanzo di diventare prede per la cancellazione per i propri debiti: è questo il caso dell’anonima rockstar, destinata a diventare il pasto di un gruppo di uomini d’affari.

Un manifesto antispecista

È innegabile l’impatto che ha Cadavere Squisito sui valori di chi lo legge. Il grande potere di questo libro è quello di consentire al lettore di mettere in questione i suoi valori morali: è giusto consumare carne? Perché sentiamo la necessità di farlo?

Con questo romanzo, la causa antispecista ha una voce forte e chiara: mettere gli esseri umani al posto degli animali da macello non può lasciarci indifferenti. La lucidità con cui Bazterrica descrive il sistema degli allevamenti di esseri umani, la creazione dei vari tagli di carne e lo smembramento di ognuno di essi è sconvolgente. Le descrizioni così grafiche rendono impossibile non avere davanti quelle scene agghiaccianti. Inoltre, chi dei lettori ha familiarità con le immagini dei mattatoi, rende impossibile non sovrapporre il tutto.

Bazterrica, inserendo gli esseri umani nel ciclo della macellazione, ha dato un nuovo significato al termine antispecista: l’uomo è un animale come gli altri. Egli non è diverso da quelli che vengono quotidianamente massacrati a scopi alimentari.

Come è stato già messo in evidenza, quel che consente alle persone di continuare a cannibalizzare altri esseri umani è la dissonanza cognitiva generata dal linguaggio. Alla stessa maniera, alla base del consumo di carne vi sono una serie di bias cognitivi che rendono difficile, al cervello, di associare che ciò che si sta consumando era, un tempo, un animale. Una creatura viva, con una sua coscienza.

In Cadavere squisito, tutti inorridiscono davanti a coloro che cannibalizzano persone che riconoscono in quanto tali. Ma continuano a consumare, indisturbati, esseri umani considerati bestiame.

Sempre di esseri umani si tratta, eppure molti non riescono a vederlo. Alla stessa maniera, molti di noi non vedono la differenza fra un cane e un maiale: sono animali molto simili, eppure uno viene mangiato, l’altro no.

Conclusioni

Sul romanzo di Agustine Bazterrica si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro. Ogni elemento è inserito con cura e consapevolezza, portando il lettore ad un lungo processo maieutico. Non è possibile terminare questo libro senza porsi degli interrogativi sulla legittimità delle nostre azioni.

Si tratta di un’opera complessa, caratterizzata da un finale che non lascia indifferenti. Sicuramente, non è un libro accessibile a tutti. Caratterizzato da un’estrema crudezza e violenza, è adatto solo a chi ha uno stomaco molto forte, in grado di sostenere le scene più disturbanti.

Certo è che questo libro rientra, a pieno titolo, in una delle migliori uscite del 2024. Se si è in grado di sostenere tematiche di questo tipo, Cadavere Squisito è un romanzo imperdibile.