Belladonna di Adalyn Grace, un ballo tra vita e morte

Belladonna, edito Rizzoli, è il primo volume della trilogia murder mistery paranormale di Adalyn Grace, composta da Foxglove e Wisteria. In 432 pagine, l’autrice intreccia con maestria ed eleganza romance, mistery e fantasy in un tripudio di atmosfere goticheggianti, tra ombre, enigmi e segreti da svelare.

Benvenuti a Thorn Grove

Signa ha diciannove anni e da che ricordi tutte le persone che le sono state accanto sono morte. Rimasta orfana ancora bambina, è stata allevata da una serie di tutori tutti interessati più alla sua ricchezza che al suo bene. E tutti stranamente defunti prima di poter mettere le mani sulla sua eredità. Gli unici parenti che le sono rimasti sono gli Hawthornes, un’eccentrica famiglia che vive nella cupa ma ricchissima villa di Thorn Grove.

Signa non ci mette molto a scoprire i segreti che gli Hawthornes celano tra le mura della tenuta. Mentre il padre piange la defunta moglie organizzando feste sfrenate, il figlio maggiore lotta per mantenere alta la reputazione di una famiglia ormai in declino. Il tutto nascondendo al mondo la figlia minore, affetta da una misteriosa malattia. Quando lo spirito inquieto della donna scomparsa appare a Signa sostenendo di essere stata avvelenata e che l’assassino è ancora tra loro, la ragazza si rende conto che la famiglia è in grave pericolo.

Per scoprire l’identità dell’assassino Signa ha una sola possibilità: allearsi con qualcuno di tanto pericoloso quanto affascinante che è sempre stato al suo fianco, tessendo con lei un legame potente e irresistibile che nessuno avrebbe mai creduto possibile…

Belladonna

Fra vita e morte, una danse macabre dalle tinte gotiche

Per anni, Signa Farrow ha avuto uno stretto legame con la morte, odiandola prima, sfidandola poi, giocando con la Belladonna e le sue bacche. Quest’ultima infatti, le permetterà di attraversare la soglia – il limen – che la condurrà in un limbo, sospesa tra la vita e la morte.

La Belladonna, in effetti, è una pianta particolare che simboleggia il potere, la sensualità, la magia – spesso accostata alle streghe -, ma è anche associata alla morte. Infatti, questa pianta resiste bene al freddo, si fa abbracciare da esso, ed è velenosa al punto giusto da difendersi da chi tenta di cibarsene, uccidendo lentamente le sue vittime, divenendo quindi una sorta di simulacro della morte.

La pianta dunque sembra essere un mezzo per traghettare chi ne fa uso in un altro regno, aprendo un vero e proprio dialogo con la morte. L’unica certezza per tutti, in fondo, è proprio la morte, brutale, sincera e onesta, che non fa differenze per nessuno. La consapevolezza di dover morire è anche qualcosa che spinge a vivere appieno, a lasciare il segno, fare grandi cose, o semplicemente voler ardentemente vivere nel miglior modo possibile.

Questo non vale però per Signa, che al contrario cerca la morte, la abbraccia, la ama e la odio al contempo, la desidera come nessun essere vivente dovrebbe fare, risalendo controcorrente il fiume del suo istinto di sopravvivenza per placare la sete di conoscenza, e arrivare alla piena consapevolezza di sè, per scoprirsi realmente per quello che è, libera da regole imposte, rigide e soffocanti, dando nuovi significati a tutto ciò che la circonda, al delicato equilibrio che sorregge il mondo, fatto di luci e ombre, vita e morte, in una danza continua, immortale e implacabile.

Signa opened her eyes, and Death was before her. Watching. Waiting.

Tra bacche velenose, balli peccaminosi e spiriti irrequieti

Signa è l’unica erede di una considerevole fortuna, e per molto tempo si è trovata in balia di tutori legali più interessati al denaro. Per questo ha atteso con impazienza il momento in cui sarebbe diventata abbastanza grande da poter rivendicare il proprio patrimonio e vivere in un posto interamente suo – la tenuta di Foxglove. Soltanto l’amorevole nonna, la sua prima tutrice, ha avuto davvero a cuore gli interessi di Signa. Ma lei, come gli altri, non è rimasta nei paraggi abbastanza a lungo da poter sviluppare un autentico legame con lei. Infatti, ognuno di loro ha manifestato la disturbante inclinazione a morire in circostanze particolari, segnando profondamente la protagonista. Questo ha inoltre incoraggiato ogni sorta di chiacchiere, pettegolezzi e malignità sul suo conto, creando una sorta di aura negativa su Signa, additandola come sfortunata e portatrice di morte e angosce.

L’unica famiglia rimastale è quella, appunto, degli Hawthorne. L’eccentrica famiglia vive nel maniero di Thorn Grove, una dimora grandiosa quanto tetra che nasconde segreti, enigmi, cunicoli nascosti, spiriti irrequieti e quadri che sembrano osservare ogni movimento dei suoi ospiti. Quando Signa scopre che la moglie di Elijah – il patriarca – è stata uccisa in circostanze misteriose, capirà che anche qui la morte la perseguita, seguendola come un’ombra. A quel punto inizierà un’indagine che si evolverà durante tutto l’arco narrativo, in un crescendo finale che culminerà in una scoperta a dir poco scandalosa e totalmente inaspettata, impossibile da prevedere, e in un cliffhanger ad altissima tensione.

Per svelare l’arcano, Signa dovrà ricorrere all’aiuto di Sylas, un garzone di stalla, e all’ombra che l’ha seguita per tutta la vita, ovvero la Morte incarnata, con cui scoprirà di avere un legame singolare, un’attrazione letale, pericolosa e seducente allo stesso modo. In questo senso, la loro storia ha un sottile rimando al mito di Ade e Persefone, dove Signa è un’eco di una moderna Dea della Primavera e dei Morti, in contatto sia con la vita che con la morte, impegnata in una danza d’amore e d’odio col re degli Inferi.

Un passo alla volta, costrinse i piedi intirizziti ad avvicinarsi a quel pianto che le faceva accapponare la pelle e tremare le ossa. Più intenso diventava, più la natura intorno avvizziva. Il muschio su un acero si seccò, diventando marrone scuro, mentre le foglie cadute appassivano e si spargevano ovunque per una ventata improvvisa. Era come se la terra volesse avvisarla di ciò che aveva di fronte e dirle che avrebbe fatto meglio a tornare indietro.

Considerazioni

L’abile penna dell’autrice traccia con eleganza un romanzo che gioca bene con le regole del mistery, condendo il tutto con colpi di scena e false piste in cui ogni personaggio potenzialmente può essere il colpevole, tingendo di pathos il suo nucleo tematico principale: l’inevitabile scontro fra natura umana e società, il binomio regole imposte e libertà, e il rapporto indissolubile tra vita e morte. Infatti, Grace trasporta immediatamente il lettore nell’epoca vittoriana, dosando magia e realismo, sense of wonder e soffocanti imposizioni sociali, praticamente alla perfezione.

Inoltre, la trama originale, una solida ambientazione e i personaggi secondari, con i loro drammi e le loro ossessioni, contribuiscono a rendere la lettura coinvolgente e accattivante. La scrittura è talmente fluida, scorrevole e piacevole che rende l’atmosfera di Belladonna vivida e ammaliante, così ricca di sfumature e di dettagli, da farla apparire quasi reale agli occhi di chi legge, in un tripudio di feste eclettiche e sfarzose, profumi, bagliori, sguardi, suggestioni, ombre, spettri.