Bastava chiedere: il femminismo in storie di vita quotidiane

Molte, troppe, hanno creduto a questa favola nera e continuano a crederci ogni giorno, mettendo la loro concentrazione, la loro competenza relazionale, la loro creativitá e il loro tempo a disposizione dello sviluppo delle vite altrui.

Inizia cosí Bastava chiedere! di Emma, blogger, fumettista e ingegnera informatica francese, con un’introduzione di Michela Murgia, la quale ci fa subito immergere nell’atmosfera della graphic novel, raccontandoci la sua esperienza personale, le sue donne nella famiglia viste come “ingranaggio fondamentale di un meccanismo creato apposta perché padrone non lo diventassero mai”.

Bastava chiedere

Bastava davvero solo chiedere?

Le storie raccontate in questo fumetto sono dieci, e sono dieci storie che ogni donna puó sentire sue, a partire dalla mamma che non riesce a trovare del tempo per sé fino ad arrivare a quella donna che ha lasciato tutto per stare dietro alla famiglia. Ma é un testo dove anche molti uomini possono rispecchiarsi, quegli uomini che oggi sono dei papá, sono dediti al lavoro, sanno che cosa vuol dire fare dei sacrifici, o forse ancora lo devono capire.

Il primo capitolo prende il nome del titolo, e fa immergere chi legge subito in un contesto di vita di tutti i giorni, dove due amiche cenano insieme a casa, una delle due sta preparando la cena e da mangiare per il figlio, il marito apre la porta e si mette sul divano senza aiutare la moglie. il seguito di queste prime scene é che, alla fine, l’amica va via e il marito non capisce che cosa ha sbagliato.

Da questo primo capitolo inizia i lungo il viaggio proposto dall’autrice, grazie al quale abbiamo modo di familiarizzare col concetto di carico mentale, vale a dire la tacita attribuzione alle donne nell’ambito domestico quotidiano della responsabilità e del coordinamento di tutte le attività della famiglia, dagli aspetti pratici alla dimensione relazionale ed emotiva. Possiamo poi conoscere numerosi aspetti “tossici” delle relazioni attuali tra uomini e donne, scoprendo cosa si intende per cultura dello stupro e come ne siamo immersi, passando in rassegna le diverse aspettative di genere rispetto ai ruoli di cura, e ancora prendendo in esame l’educazione distinta (e distorta) prevista ancora oggi per bambini e bambine.

Cosa possiamo accettare e cosa no?

Questa domanda risuona nella testa di ognuna di noi, quasi ogni giorno, e questa lettura non fa che confermarlo. Sentirsi rispondere “Bastava chiedere” quando non si viene aiutate dai propri partner, e Emma lo descrive benissimo, non è sicuramebte accettabile. Il primo passo da fare é quello di prendere coscienza del fatto che i comportamenti non sono geneticamente determinati e che la donna non nasce con la predisposizione a rimettere ordine nel caos creato dagli altri.

Il caos é tanto quello familiare quanto quello lavorativo, per non parlare del trambusto che puó portare il potere dell’amore (terzo capitolo). Infatti, essere continuamente attente ai bisogni degli altri costituisce un carico emotivo continuo e invisibile. Oltre a richiedere tempo e attenzione, ci obbliga a decifrare costantemente le reazioni e le emozioni di chi ci sta intorno, per poterci comportare di conseguenza. Essere empatici é una cosa positiva, ma bisogna fare attenzione al quanto e al come, ricordandosi che ogni cosa ha il suo valore, e va rispettato.

Questo è il primo passo per una consapevolezza che può portare a quella serenità tale per cui ci si può poi occupare di altre importanti tematiche.

Lo sguardo maschile

L’ultimo capitolo ha questo titolo che esprime molto bene il concetto del: puoi dirmi la tua opinione, io l’ascolto, non devo per forza accettarla e, soprattutto, questo non ti rende libero di esprimerla pubblicamente in ogni circostanza. Il mondo mediatico di oggi permette di giudicare e osservare i corpi delle donne ovunque, e questo non va bene.

Accade nei cinema, nelle pubblicitá, nel mondo dei fumetti e, spesso e volentieri, le rappresentazioni sono inverosimili. A volte, inoltre, le donne sono letteralmente sezionate per mostrarne solo le parti “interessanti” (gambe, petto, parte basse). Questo processo si chiama frammentazione.

Suggerisco allora che si faccia tutti uno sforzo per smettere di smembrare le donne con lo sguardo. Questo ci permetterá di pensare a cose piú interessanti!

Non solo consigliamo a tutte e tutti (ma soprattutto a tutti) la lettura di Bastava chiedere!, questo libro divertente e sconcertante al tempo stesso, come auspica la scrittrice Michela Murgia, ma ci sentiamo timidamente di segnalarlo alle coppie etero che decidono di intraprendere un percorso di convivenza e genitoriale, come un autentico corso prematrimoniale teorico da leggere insieme, oltre che utile prontuario per futuri o neo-genitori decisi a dare alle proprie figlie le stesse possibilità dei propri figli.