Balzac e la piccola sarta cinese di Dai Sijie: la ri-educazione dei zhiqing 知青 durante la Rivoluzione Culturale

Primo romanzo dell’autore Dai Sijie (戴思杰), edito in Italia da Adelphi, viene pubblicato per la prima volta in Francia nel 2000 con il titolo originale Balzac et la petite tailleuse chinoise. Nel 2002 il romanzo viene trasposto in un film adattato e diretto dall’autore stesso. Sebbene le autorità cinesi abbiano vietato il romanzo, hanno permesso all’autore di filmare l’adattamento in Cina. Tuttavia, hanno vietato il film dopo che lo ebbe terminato.

Qualche parola sull’autore

Dai Sijie nasce a Putian, nella provincia del Fujian nel 1954. Entrambi i suoi genitori erano professori di Scienze Mediche alla West China University. Considerati nemici del popolo per la loro estrazione borghese e il loro lavoro intellettuale, durante la Rivoluzione maoista vennero perseguitati. Dai Sijie venne allevato dal nonno, un pastore cristiano, ritenuto pericoloso per il suo impegno religioso e visto con grande ostilità dal potere comunista.

Il governo maoista lo mandò in un campo di rieducazione nella campagna del Sichuan dal 1971 al 1974 durante la Rivoluzione Culturale. Sebbene fosse figlio unico e quindi potesse essere escluso dalla rieducazione, Dai Sijie decise di andarci con l’idea dell’addestramento spartano. Gran parte di questa esperienza fu fonte di ispirazione per la stesura di “Balzac e la piccola sarta cinese”. In seguito al suo ritorno, conseguì il diploma professionale di insegnante.

Nel 1984 vinse una borsa di studio per l’Institut des hautes études cinématographiques e si trasferì in Francia. La passione per i film crebbe e divenne un regista: prima di iniziare a scrivere, diresse tre lungometraggi acclamati dalla critica.

Tutt’ora continua a vivere a Parigi e scrivere le sue opere in lingua francese.

Trama

La storia segue le vicissitudini di due zhiqing, il narratore e il suo amico Luo, giovani istruiti cresciuti durante la Rivoluzione Culturale e mandati in un villaggio nei pressi della montagna chiamata “La Fenice del Cielo” per compiere il periodo di ri-educazione. Siamo durante la Rivoluzione Culturale: alla fine del 1968, il Presidente Mao decise di chiudere le università e mandare i “giovani intellettuali” – ossia gli studenti che avevano finito il liceo – in campagna per essere “rieducati dai contadini poveri”.

I nostri due protagonisti vengono da famiglie considerate borghesi, le quali si sono inimicate il Partito Comunista Cinese. Il padre di Luo, dentista rinomato in tutta Cina, raccontò ai suoi studenti di aver rifatto i denti al grande presidente Mao, insinuando così che portasse una dentiera. La notizia passò sulle bocche di tutti e il padre di Luo venne “condannato” come nemico della Repubblica.

Nel paesino incontrano un altro ragazzo, Quattrocchi, anch’esso in ri-educazione. Studioso e viziato, Quattrocchi ha portato con sé una valigia piena zeppa di romanzi occidentali, proibiti durante quel periodo: Balzac, Dumas, Flaubert ecc.

Quando il narratore e Luo scoprono l’esistenza di questa valigia fanno di tutto per poter prendere in prestito anche solo qualche libro per potersi di nuovo immergere nella letteratura e condividerla con una nuova amica: una ragazza del paese vicino, aiutante sarta nella bottega del padre, la quale purtroppo non ha potuto studiare proprio per la situazione economica della sua famiglia. Luo va pazzo per la piccola sarta e vuole aiutarla a scoprire le gioie della letteratura. Lei scoprirà però la libertà e l’emancipazione.

È partita. Vuole andare in una grande città. Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile.

La Rivoluzione Culturale e la ri-educazione dei giovani intellettuali

22 Dicembre 1968: questa è la data che segna l’inizio della migrazione forzata di milioni di zhiqing 知青, giovani cinesi istruiti, dalle città verso le campagne.

Essi avevano preso parte alla Rivoluzione culturale (文革) detta anche Grande rivoluzione culturale (文化大革命, wénhuà dà gémìng), lanciata nella Repubblica Popolare Cinese nel 1966 da Mao Zedong, durante il suo ultimo decennio di potere (1966-76). Mao intendeva rafforzare la sua autorità all’interno del Partito comunista (PCC), indebolitasi in seguito al fallimento della politica del Grande balzo in avanti (1958-61) e frenare il riformismo promosso dai pragmatici Deng Xiaoping (1904-97) e Liu Shaoqi (1898-1979).

Nel corso dell’11° plenum dell’VIII Comitato centrale (1°-12 agosto 1966), con il pretesto di ripulire il partito dai «revisionisti controrivoluzionari», Mao incitò le nuove generazioni cinesi a ribellarsi contro i «quattro vecchi» (vecchie correnti di pensiero, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchie tradizioni), perché minavano la trasformazione della Cina in Paese socialista

I zhiqing vennero inviati nelle aree più povere del paese per venire “rieducati dalle masse”, ossia per completare la loro formazione politica accanto ai contadini.

Dopo la creazione della Repubblica popolare cinese, per risolvere i problemi occupazionali nelle città, furono già poste le basi di questo movimento: il programma definito shang-shan xia-xiang (上山下乡运动, letteralmente movimento del “salire in montagna e scendere nei villaggi”) fu applicato per la prima volta su piccola scala.

Dal 1962 fu suggerito che il movimento shang-shan xia-xiang fosse organizzato a livello nazionale e nel 1964 il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese istituì un gruppo di supervisione. Nel 1966, sotto l’influenza della Rivoluzione Culturale, gli esami di ammissione all’università furono sospesi e fino al 1968 molti studenti non furono in grado di ricevere l’ammissione all’università o di assumere un impiego. Inoltre, il Partito Comunista inviò i giovani istruiti nelle zone rurali per aiutare a disinnescare il fanatismo studentesco messo in moto dal movimento studentesco delle Guardie Rosse dal 1966 al 1968.

La diffusione di un’immagine idilliaca delle remote aree rurali e il sempre più frequente appello allo spirito rivoluzionario e alla fedeltà dei giovani a Mao Zedong, andavano di pari passo con l’adozione di vari metodi volti a persuadere le masse. Tra questi, le manifestazioni collettive organizzate in occasione della partenza in massa dei zhiqing erano fonte di un profondo senso di esclusione tra coloro che non avevano ancora accettato di emigrare.

La propaganda sottolineava l’obiettivo della rieducazione tramite il lavoro manuale quale mezzo essenziale a prevenire il revisionismo e a formare i successori della causa rivoluzionaria. Però quella che la propaganda celebrava come un’esperienza gloriosa attraverso cui i giovani avrebbero dato il loro attivo contributo alla costruzione del socialismo nelle campagne e trasformato altresì la loro visione del mondo in senso rivoluzionario, si tramutò in un esperimento politico fallimentare portatore di profonde frustrazioni tra i giovani.

Dopo la morte di Mao Zedong e l’arresto della “Banda dei Quattro”, il programma shang-shan xia-xiang giunse a termine e nel 1980 la gran parte dei giovani era ormai rientrata nella propria città di origine. Il ritorno dei “giovani istruiti” nelle città portò alla nascita della “letteratura della ferita” (伤痕文学. shanghen wenxue) che aveva come oggetto gli sconvolgimenti e le tragedie indotti dalla Rivoluzione Culturale nella vita della gente e che venne assecondata dal nuovo corso storico in quanto funzionale alla campagna contro la “Banda dei quattro” e alla politica di demaoizzazione.

A partire dai primi anni Novanta la generazione zhiqing assunse un’immagine positiva nell’ambito del discorso politico dominante teso a rafforzare il sentimento patriottico: i giovani istruiti che andarono volontariamente in campagna prima del 22 dicembre 1968 vennero dipinti come eroi rivoluzionari fedeli al partito che in passato contribuirono alla modernizzazione economica nelle campagne e che oggi sono imprenditori di successo nelle città.
Questa rivalutazione ha indotto la generazione dei zhiqing a riflettere sulla propria identità: quella che fu un’esperienza traumatica da dimenticare è oggi alla base di un forte senso di appartenenza.

Bibliografia

Dai S., Balzac e la piccola sarta cinese, Adelphi, 2001

Sitografia

Wikipedia, Balzac e la piccola sarta cinese

Wikipedia, Dai Sijie

Gradesaver.com, Dai Sijie

Treccani, Rivoluzione Culturale

Wikipedia, Rivoluzione culturale

Graziani S., Le ragazze zhiqing. L’esperienza femminile dell’esilio durante la Rivoluzione Culturale Cinese, pubblicato su “DEP. Deportate, esuli, profughe. Rivista telematica di studi sulla memoria femminile”

Graziani S., Il movimento delle guardie rosse: storia e memoria, pubblicato su “Culture, Annali del Dipartimento di Lingue e Culture Contemporanee della facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano”

Wikipedia, Sent-down youth

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