Lo stigma del corpo: Balena di Giulia Muscatelli

Balena è il romanzo autobiografico di esordio della giornalista e scrittrice Giulia Muscatelli, che regala una storia sincera, dolorosa e potente in cui ogni parola parla direttamente al lettore, invitandolo a scavare dentro di sé.

  • Autore: Giulia Muscatelli
  • Data di uscita: Novembre 2022
  • Editore: Edizioni Nottetempo
  • Numero di pagine: 168

Balena è un testo che invita ad aprire gli occhi su una realtà ancora oggi troppo influenzata dalle aspettative sociali, dal bullismo e dalla stigmatizzazione del corpo. L’autrice, infatti, ci racconta la sua esperienza affrontando due macro-temi: il lutto e i disordini alimentari, e per farlo alterna delle riflessioni profonde ad eventi traumatici della sua pre-adolscenza e, soprattutto, delle emozioni altamente pregnanti ad assenze eterne e impossibili da colmare.

Giulia Muscatelli ci parla del corpo come un luogo. Un luogo in cui abita il senso di colpa, il lutto e la sofferenza. Un luogo che aiuta a nascondersi e allo stesso tempo ad esporsi al mondo. Un luogo in cui rifugiarsi e allontanare l’altro.

Trama

La morte improvvisa di un genitore è una perdita troppo difficile da sostenere per una bambina. Così, a undici anni, Giulia inizia a cercare di colmare quel vuoto enorme col cibo. Quasi volesse far posto “sotto la pelle che si dilata” al padre che non c’è più, reagisce alla mancanza e al dolore assumendo le sue forme – quelle di “un uomo grosso, un uomo enorme”. Il peso di Giulia passa da 40 a 80, a 96 chili, sembra non fermarsi mai.

Ce l’abbiamo tutte, la fame. Ma qualcuna di noi la conosce meglio delle altre. È ancestrale, è la mancanza di ascolto, di cura e di amore, non soltanto la nostra ma quella di tutte le donne che popolano questo mondo. È sinonimo di desiderio la nostra fame, e a volte è persino fame di desiderio perché non sempre siamo libere di desiderare. La mia non è mai passata, è rimasta impigliata ai ricordi.

Poi, insieme al corpo, cominciano a crescere il rifiuto di sé, la vergogna, il senso di colpa, il bisogno di nascondersi. E presto arriva il bullismo dei compagni, ma anche di qualche insegnante, a colpirla e umiliarla ogni giorno persino nel nome, ormai diventato quello di un animale: Balena.

Fino a quando, con l’aiuto di sua madre, Giulia cambierà ancora e troverà una nuova consapevolezza, un nuovo equilibrio per sé, e un nuovo spazio per Balena – non più in primo piano, ma sempre lì.

Lutto

Il grande tema centrale, come già detto, è il lutto. In particolare, si parla della perdita di un padre e di un marito. Si, perché all’interno di questo libro troviamo in realtà due persone unite dallo stesso dolore: Giulia e sua madre. E se mentre Giulia trova riparo nel cibo, unica consolazione della sua sofferenza, sua madre invece si ritrova catapultata in un mondo di debiti economici, da sola e con una bambina da crescere.

Il lutto, si sa, è un’esperienza altamente soggettiva e ognuno la vive diversamente cercando di fare del suo meglio per affrontare il dolore. Perdere un padre, per una ragazzina di 11 anni, sicuramente è un evento segnante e di non facile comprensione. E nessuno dovrebbe mai giudicare le reazioni di chi vive quella perdita.

Il padre di Giulia era enorme, complesso e incline a un Disturbo Bipolare che gli faceva vivere brevi momenti euforici a lunghi periodi depressi. La sua presenza, quindi, era poco trascurabile e, anzi, si faceva sentire parecchio in casa. Ecco perché quando viene a mancare, la sua assenza sembra incolmabile e lascia dei vuoti immensi. Lascia il vuoto dello spazio che occupava il suo corpo in casa; il vuoto nel conto in banca; il vuoto della sua personalità ingombrante; e, più importante, il vuoto del suo ruolo come marito e come padre.

le tristezze non furono fatte per le bestie, bensì per gli uomini;
ma se gli uomini ne soffrono troppo, diventano bestie.

Obesità

In balena si ritrova una grande fame d’amore, una voracità volta a riempire dei vuoti. Una fame inarrestabile incentivata anche dagli atti di bullismo subiti e dall’amarezza del confronto.

Un anno dopo ho scritto una poesia. Non una grande idea, infatti mi è parsa così ridicola che la sera stessa ho mangiato il foglio. Un A4, intero: era già cominciato il tempo in cui mangiavo tutto quello che trovavo, anche la carta. L’importante era allargarsi, raggiungere l’obiettivo, colmare il vuoto, e il cibo a un certo punto non bastava più.

Quello che sembra venire fuori dal racconto della Muscatelli è ciò che si potrebbe categorizzare come Binge Eating Disorder. Un disturbo della condotta alimentare (DCA) caratterizzato da abbuffate emotive in cui l’individuo cerca di soffocare le proprie emozioni negative attraverso il cibo.
Un altro libro che tratta questo argomento, e che consiglio, è Il peso di Liz Moore.

Giulia, infatti, nel racconto cerca inconsciamente di ingrassare per carcare di occupare lo spazio lasciato da suo padre e silenziare tutte le emozioni dolorose che percepisce durante il lutto. Lo fa abbuffandosi di panini, maionese o di patatine davanti alla televisione o nel bagno della scuola. E ogni volta quel cibo la lascia sazia solo di sensi colpa e amarezza, provocando l’effetto contrario.

Vive tutto questo nel periodo pre-adolescenziale, un’epoca di grandi cambiamenti ormonali nella storia di un individuo. Il periodo delle scuole medie è anche quello maggiormente caratterizzato da una ricerca incessante verso la propria identità come persona, sia per sé stessi sia per la società.

Nei primi anni 2000 veniva celebrata la magrezza delle modelle e si considerava perfetto un corpo che indossava al massimo una taglia 38. Qualsiasi donna cresciuta in quegli anni sa benissimo come si ambiva spasmodicamente ad essere magre, ad indossare pantaloni a vita bassa e mostrare a tutti una pancia piatta. Era quello che si vedeva in tv, nelle vetrine dei negozi e alla sfilate di moda. Giulia fa continuamente riferimento a questo stereotipo del nuovo millennio, perché è stato un tema pregnante nella sua crescita e ne ha sentito il peso per lungo tempo. La società la voleva magra e slanciata, mentre lei continuava ad ingrossare e smussare i lineamenti.

Sua madre, d’altro canto, sembra non accorgersi subito di quel corpo che cresce. Sovraccarica di impegni, lavoro e tristezza inizialmente cerca di convincersi che se quel corpo mangia, forse, vuol dire che si sta riprendendo dal lutto (“è meglio una bambina che mangia dopo aver perso il padre, piuttosto di una che smette di mangiare.”). La sua non è cattiveria, è solo ingenuità. Ricordiamo che vent’anni fa non si parlava come oggi di disturbi alimentari, bullismo o salute mentale. Ma sarà proprio sua madre, una volta scontrata con la realtà, ad aiutare Giulia a risollevarsi e ad indicarle una via (forse non la più giusta) per ricominciare.

Bullismo

Il bullismo è un altro tema pregnante della storia. Infatti Giulia ci racconta delle derisioni e dei giudizi che i suoi compagni di classe (e a volte anche dei professori) le lanciano addosso, senza pietà, a causa del suo peso. Prima iniziano a chiamarla Balena, poi la trattano male durante le feste e infine la isolano.

Sarà proprio quel nomignolo – Balena – a distruggere di più Giulia. Perché quell’animale enorme inizia lentamente a far parte di lei, tanto da cominciare ad identificarsi in quella moltitudine di grasso marino. Balena diventa un modo di essere, un destino senza fine da cui non ci si può liberare.

Credevo che mio padre volesse tenermi lontana dai chili in eccesso per una pura ragione di salute, ma presto ho capito che il peso che voleva evitarmi non era quello di un corpo grande bensì quello della società che quel corpo lo giudica.

Ricordiamoci che la narrazione è ambientata nei primi anni duemila, quindi lontano dall’arrivo degli smartphone e dei social network. Gli eventi si consumano perlopiù a scuola, quel tanto che basta per allontanare Giulia dallo studio e dalla voglia di sedersi al suo banco ogni mattina. Ma la colpa non è sua, perché chi dovrebbe proteggerla e tutelarla (come spesso capita) fa finta di non accorgersene, oppure infierisce su una ragazzina obesa, in lutto e persa. Storie che continuano a sentirsi ancora oggi, in modalità non molto diverse da quelle raccontate nel libro. Questo deve far pensare a quanto poco si è fatto nel concreto per combattere questo male.

Ho apprezzato le considerazioni che l’autrice condivide con noi, a posteriori, sull’argomento:

Capisco in quel momento che ognuno di noi ha un immenso dolore al centro della pancia, come un ammasso di sassi, una gigantesca palla di fuoco. Qualcuno, anche se alimenta le fiamme, riesce a tenere a bada la palla, sta alla giusta distanza dalle persone e controlla in continuazione che nessuno si faccia male. Poi c’è chi scaglia la palla contro gli altri, guarda il mondo bruciare e si consola con la cenere che rimane.

Questa riflessione scaturisce in seguito ad un esame di coscienza in cui Giulia si rende conto che la ragazza che l’ha tormentata per anni, durante il periodo scolastico, in realtà soffriva come lei. Ma, mentre Giulia mangiava voracemente per colmare i vuoti, la sua aguzzina dimagriva diventando sempre più trasparente.

Perché ricordiamocelo, i bulli non sono altro che persone ferite dalla vita che hanno deciso di rispondere al dolore con l’aggressività verso gli altri. Questo non giustifica assolutamente gli atti di bullismo, ma forse aiuta a comprendere meglio le dinamiche che si innescano alla base di questi comportamenti.

Balena è diversa, ma uguale a tutti i suoi coetanei: le stesse aspirazioni, lo stesso bisogno di essere riconosciuti. Balena non vuole trasformarsi in farfalla, come – in modo consolatorio – qualcuno le augura: vuole diventare un bruco con le ali, volare verso la sua meta, ma senza rinnegare la sua storia, il suo vissuto.