Babel. Una storia arcana

Non c’è stata in Italia una traduzione più attesa di questa.
Ambientato a Oxford in piena epoca coloniale, non manca di farvi immergere nella bellezza di questo college, ma non dopo aver coperto tutto il marcio che nasconde.

Genesi 11, 1

Babel è un’enorme torre che si erge su Oxford. Regale, imponente, indistruttibile. 
Un luogo che sembra bloccato nel tempo e dall’alto del suo dominio guarda verso il basso chiunque osi passare lì sotto.

Un gruppo di quattro ragazzi sta attraversando quella strada, sono pronti per passare tra le sue porte. Non sanno cosa succederà ma la prospettiva di essere parte di quel luogo li affascina e li spaventa. Babel non è come il resto di Oxford, qui si studiano le lingue, si studia la traduzione. Si studia la magia che c’è dietro un’azione così facile come parlare, usare delle parole. Ma dietro il luccichio dell’argento che permette la magia, c’è del sangue e tutta Babel ne è intrisa.

Eppure è così difficile crederci, in fondo Robin ama quel posto, portato via dalla sua casa a Canton ha trovato in Babel un luogo sicuro, degli amici che lo capiscono. Ha trovato uno scopo, ha trovato dei legami. Ha la possibilità di usare la sua lingua, il cinese, per fare del bene, per tradurre, per diventare il ponte tra due realtà così diverse. Ed è tutto così bello: la lingua, le parole, non solo il loro normale e spesso banalizzato utilizzo, conoscere la storia della lingua è ben diverso, significa conoscerne lo scheletro, il legame tra le varie lingue e il suo passato. Ma dietro una tale bellezza, si nasconde del marcio. Babel inizia a mostrarsi per quello che è realmente, non il luogo idilliaco dove assaporare la conoscenza ma un luogo di oppressione, controllato da chi è disposto a tutto per i suoi scopi. 

L’Inghilterra stessa è spinta e mossa dalla cupidigia, qualsiasi cosa può essere una ricchezza, anche la lingua. Ed ecco che entra in gioco Babel, un sistema schiavista perfettamente funzionante. 

Babel come schiavista linguistico

Studenti allontanati dalla loro patria d’origine per servire con anima e corpo Babel, una società che li sottomette e sottomette le loro terre. Gli studenti donano tutto a Babel, la loro identità è quasi annientata. Lo vediamo dalle loro lunghissime sessioni di studio, dalla pressione dei professori sugli studenti. Piano piano inizia a istaurarsi un rapporto gerarchico di sottomissione. Accademici con potere su studenti, non sempre britannici. Sono studenti portati via dalle terra colonizzate. Babel è un colonizzatore, uno schiavista linguistico.

La loro è una società poggiata su chi è stato portato via con la forza, costretto a servire un paese che sta annientando il suo. 

Ragazzi servi della Corona, mera merce di scambio.

“Molti di loro erano orfani, e con il proprio paese avevano troncato ogni legame tranne quello della lingua.”

E Robin ne è consapevole, ma cosa può fare se senza Babel non ha altro? Se la madre è ormai morta e con Canton non ha più nessun legame se non la lingua?

Robin ha perso la sua identità, soggiogata e sepolta sotto la scintillante prospettiva di un futuro glorioso. Babel chiede il tradimento della terra natia, ma per assurdo considera tradimento la traduzione.

La guerra degli oppressi

È possibile la rivoluzione? Sovvertire questa realtà di soprusi? E fino dove devono spingersi? Fino a che punto la violenza è accettata e necessaria? Una rivolta e una rivoluzione che deve partire dagli oppressi ma che inevitabilmente ha bisogno degli oppressori. Ha bisogno che i bianchi realizzino il loro privilegio

«E invece sì» intervenne Victoire. «Perché noi non saremo mai britannici. Possibile che ancora tu non lo capisca? Quel genere di identità ci è preclusa. Siamo stranieri perché questa nazione ci ha marchiato come tali; e, visto che venivamo quotidianamente puniti per i legami che abbiamo con le nostre terre d’origine, tanto vale difenderle. No, Letty, non possiamo continuare ad alimentare questa fantasia. Solo tu puoi farlo.»

E se l’Inghilterra non capirà, che venga data alla fiamme, che capitoli e si distrugga. Le parole hanno una storia e questo Babel dovrebbe saperlo bene. 

Babel, Genesi 11, 9

È difficile scegliere le parole adatte per parlare di un libro così.
Soprattutto con la consapevolezza di quanto la giusta scelta della parole sia importante.

Come si può parlare di un luogo così affascinante come Babel?
Un luogo così accogliente ma che si regge sui corpi di chi ha schiacciato con la forza. 

È un libro che ti scaglia addosso con forza tutte le contraddizioni della nostra società, riuscendo (spero) ad aprire gli occhi sui nostri privilegi. Per quanto possa essere un romanzo con delle ambientazioni meravigliose, che potremmo definire dark academia, è bene scendere in profondità, lasciando l’estetica in superficie per analizzare questo libro e fare tesoro di tutto quello che vi donerà, pagina dopo pagina.