Arabilioso: un’antologia di futurismo arabo

La letteratura araba, al contrario di altre, è meno diffusa in Occidente e se si parla più nello specifico del genere fantascientifico se possibile è ancora meno conosciuta. Future Fiction con Arabilioso dà la possibilità di conoscere questa affascinante cultura attraverso le proprie storie e il proprio ideale e immaginario legato a comunità e condizioni futuristiche. Le storie rimangono sempre fedeli alla propria storia e alle proprie tradizioni, mischiando così passato e futuro in modo perfetto.

Arabilioso si propone di far scoprire la letteratura fantastica araba ai lettori attraverso le nove storie raccolte al suo interno, scritte da autrici e autori provenienti da Bahrain, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Palestina e Siria.

Arabilioso

Tra storia, religione e identità

Nonostante la diversità dei racconti, sono molti i punti in comune e le tematiche ricorrenti. Tra questi troviamo l’effetto della tecnologia sulla società e il modo in cui questa riesca a inglobare tutto, creando a volte dipendenza e mancanza di indipendenza e/o autonomia. O ancora i risultati di anni e anni di surriscaldamento e cambiamenti climatici, con conseguenti crisi di ogni genere, rendendo la vita come la conosciamo noi invivibile e impossibile. Poi c’è la grande nostalgia e malinconia in ricordo dei tempi passati, a volte parlando in maniera meno esplicita ma pur sempre chiara, altre facendo riferimento a diverse epoche della storia araba e islamica. Anche conflitti politici sono sempre presenti in Arabilioso.

Come viene sottolineato nelle note alla fine del libro:

Gli arabi non stanno costruendo se stessi nei loro testi sul futuro, si stanno ricostruendo. Stanno facendo rivivere i loro giorni di gloria, con una nuova piega.

Pan-Umanesimo: Speranza e Pragmatismo

Si parla di una crisi idrica dovuta a decenni di surriscaldamento. Si mostra una società molto evoluta e sviluppata, anni di studi e progetti per poter tornare a una sorta di normalità dove si può godere di acqua e natura. Ma si parla anche di una storia d’amore che dura una vita e che sembra non trovare mai il suo momento giusto.

Jess Barber si divide tra Boston e Los Angeles, dove trascorre i giorni (e a volte le notti) a costruire dispositivi elettronici open-source. Ha frequentato il Clarion Writing Workshop nel 2015, e i suoi lavori sono apparsi su Strange Horizons, Light-speed e The Year’s Best Science Fiction.

Sara Saab è nata a Beirut, in Libano, e ora vive a nord di Londra. La sua narrativa è apparsa su Clarkesworld, Shimmer, The White Review e altrove.

Lo stendardo di Ur

Un uomo viene mandato a Baghdad dal museo per cui lavora per valutare la possibilità di trasferire il prezioso stendardo di Ur. In passato questo luogo era stato scenario di una violenza contagiosa che era stata bloccata con l’uso di microchip. Si ritroverà in un luogo in cui l’aria è incontaminata e c’è bisogno di tute termiche per esporsi al sole, senza poter respirare aria vera. Il protagonista sotto sua insistenza verrà portato al tempio di Inanna dove qualcosa di particolare accadrà.

Hassan Abdulrazzak è di origine irachena, è nato a Praga e vive a Londra. Ha tradotto in inglese numerose opere arabe di drammaturghi come Jawad Al-Assadi, Hanane Hajjali e Wael Dadour. È stato insignito dei premi teatrali George Devine, Meyer-Whitworth, e Pearson, e del premio Arab British Centre for Culture.

Il bazar sotterraneo di Bahrain e Esposizione K

Ne Il bazar sotterraneo del Bahrain si viene catapultati in un futuro in cui esistono luoghi in cui, pagando, si possono provare esperienze di immersione virtuale, vivendo le vite di molte anime anonime, non solo vedendo con i propri occhi ciò che i soggetti passati vedevano, ma sentendo anche le loro emozioni e sensazioni. Il bazar è diviso in diverse aree per diversi gusti: violenza, fobie, sesso e morte. Si ha così la possibilità di vivere esperienze che nel quotidiano non si potrebbero provare.

In Esposizione K una donna si risveglia dopo essere stata congelata per secoli, questo perché era un tenente che era passata alla storia, quindi un personaggio importante. Si ritroverà suo malgrado a essere trasformata in una sorta di reperto zoologico, con tanto di gabbia di vetro.

Nadia Afifi è un’autrice di fantascienza. È cresciuta in Medio Oriente, con padre palestinese e madre americana, ma attualmente vive a Denver, in Colorado. Il suo background multiculturale ha ispirato la sua passione nell’esplorare, con la sua narrativa, complesse questioni sociali, politiche e culturali attraverso una lente futuristica. L’autrice racconta che la sua storia di fantascienza presente in questa raccolta (Il bazar sotterraneo del Bahrain) è stata ispirata in parte dall’immaginare la patria della sua infanzia in un’ottica intrisa di speranza, con il suo passato complicato e un futuro florido.

Un giorno nella vita di Anmar 20×1

Ci si trova nella vita di un uomo a cui piace vivere una vita completamente segnata da un rapporto morboso con la tecnologia, quasi nascosto dal mondo reale e da relazioni umane reali e sincere.

Abdulla è uno scrittore, educatore, ricercatore e traduttore palestinese. L’account Twitter di un prestigioso centro di ricerca lo ha definito il più importante studioso di karak chai al mondo, e nutre un forte interesse per la poesia araba e urdu moderna.

Gomma da masticare alla cannella

Il mondo è stato colpito da un virus chiamato BlindVid-55 che rende le persone in poche ore cieche e infette. L’unico modo per salvarsi è fare un vaccino che però è molto costoso. C’è un modo alternativo per ottenere dosi del vaccino, ovvero recarsi in un centro ufficiale per la raccolta degli organi umani e firmare un contratto di fine vita in cui si donano organi . Più organi si donano e più dosi di vaccino si possono ottenere, che ovviamente sono destinati ai figli.

Maria Dadouch è un’autrice siriana, nata a Damasco, nel 1970. Ha conseguito una laurea in Scrittura creativa nel 2015 all’Università della California a Los Angeles (ULSC). Ha pubblicato 4 romanzi e molti libri per bambini, alcuni dei quali tradotti in inglese, tra cui Omar e Oliver. Nel 2018, il suo romanzo The Planet of Uncertainties ha vinto il premio Katara. L’anno dopo, ha vinto il premio Shoman per il romanzo di fantascienza I Want Golden Eyes. Nel 2020 ha vinto l’Arab Publishers Forum Prize per il libro Him and I.

Alla nuova Gerusalemme

Qui ci si ritrova in città completamente sommerse dalle acque, da onde acide e maree che cambiano la forma della terra, seguendo il viaggio di una ragazza che a tutti i costi vuole poter salvare dei ricordi del suo passato.

Farah Kader è una palestinese americana. Ha conseguito una laurea in Sanità pubblica presso la University of California Berkeley e un Master of Public Health presso la University of Michigan. Farah ha ricevuto il premio di scrittura Ghassan Kanafani del Movimento giovanile palestinese nel 2017 e il premio Hopwood Graduate Award per la poesia nel 2019. I suoi lavori sono stati pubblicati su Mizna, Orion Magazine, Electric Literature e Narrative Magazine. Attualmente Farah lavora a New York come analista della salute pubblica.

Una jaha nel metaverso

Una giovane coppia decide di organizzare la propria jaha (la richiesta della mano della donna alla quale partecipano tutti gli uomini di entrambe le famiglie più alcune membri importanti della società) in maniera particolare e originale: nel metaverso. Qualcosa non va come previsto, ma di tutti i racconti questo è indubbiamente quello che sdrammatizza di più e risulta anche simpatico.

Fadi Zaghmout è un autore giordano e attivista per l’uguaglianza di genere. Ha conseguito un master in scrittura creativa e pensiero critico presso la Sussex University nel Regno Unito. Ha pubblicato quattro romanzi, tra cui La sposa di Amman (MReditori, 2022) e Paradiso in Terra (Future Fiction, 2023). Le sue opere sono state tradotte in inglese, francese e italiano. Nel 2021, è stato tra i finalisti dello UK Alumni Global Award nella categoria “impatto sociale”.

Il signore del Mediterraneo

Un uomo va a Tripoli come turista, attirando ben presto attenzioni poco piacevoli e desiderate, a seguito di troppe domande e comportamenti inusuali per la terra in cui si trova. Un luogo in cui vige il rispetto per l’ambiente e per le persone e che critica aspramente la cultura e i costumi di chi vive al di là del proprio territorio.

Emad El-Din Aysha, ricercatore accademico, giornalista, traduttore e autore, è nato nel Regno Unito nel 1974 da genitori arabi – padre palestinese e madre egiziana. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi internazionali nel 2001 nel Regno Unito e da allora vive in Egitto, collaborando con istituzioni rinomate come l’Università americana del Cairo e con testate giornalistiche come The Egyptian Gazette e Mada Masr.

Nel 2015 ha iniziato a scrivere fantascienza e a dedicarsi alla traduzione e agli studi letterari, e attualmente è membro della Egyptian Society for Science Fiction e della Egyptian Writers’ Union. Ha tradotto diverse opere e ha all’attivo due pubblicazioni, un’antologia (in arabo) e un libro di saggistica di cui è coautore e coeditore – Arab and Muslim Science Fiction: Critical Essays (McFarland, 2022).

Al termine della raccolta Arabilioso si trova un articolo dell’autore e divulgatore egiziano Emad El-Din Aysha che fornisce una rassegna storica di alcuni dei titoli più rilevanti della storia del genere.