Anna sta coi morti di Daniele Scalese

Tra le nuove uscite della Pidgin Edizioni troviamo il nuovo romanzo di Daniele Scalese dal titolo forte e spiazzante, Anna sta coi morti. Con già quattro opere all’attivo (Nero, I pasti notturni della luna, Le streghe, Non desiderare la roba d’altri), l’autore torna in libreria il 3 maggio 2023 con un’opera che tocca temi complessi e che da sempre inquietano l’animo umano.

Autore: Daniele Scalese

Anno di pubblicazione: 3 maggio 2023

Casa editrice: Pidgin Edizioni

Collana: Ruggine. Collana di narrativa ruvida e sperimentale

Numero di pagine: 164

Tra i morti

Anna è una giovane donna con un buon lavoro all’obitorio, è fidanzata con Enzo ed è incinta del loro primo figlio. Un giorno però riceve una terribile notizia: è ammalata di leucemia e le sue probabilità di guarigione sono scarse. Infatti, per poter provare a curarsi, Anna dovrebbe abortire, ma decide di anteporre la vita del feto alla sua, portando avanti una gravidanza che condurrà inevitabilmente alla sua morte, senza neanche la certezza di riuscire a dare alla luce suo figlio.

A discapito di ciò che può sembrare dalla sinossi, il romanzo non tratta, se non superficialmente, il tema della maternità, anche perché ad Anna sono relegati pochi momenti per potersi esprimere (nello specifico, dei brevissimi capitoli in cui leggiamo le didascalie dei suoi post sui social o brevi lettere che scrive al suo compagno): il vero protagonista della storia è Enzo, uomo disadattato e disilluso che sembra condurre un’esistenza precaria. Lo tiene impegnato, infatti, una continua e vana ricerca di un lavoro, che sembra finalmente risolversi proprio dopo che Anna si trova costretta a lasciare l’obitorio: Enzo prende il suo posto e, con un po’ di fatica, riesce a instaurarsi in quell’ambiente di lavoro tetro.

«Il dolore è una calamita. La prima volta che vedi morto qualcuno che hai sempre visto vivo è complicato, soprattutto per i neofiti […] Quelli alla prima esperienza con la morte. Già dalla seconda sono più abituati, magari qualcuno che ha perso prima la madre e poi il padre, o simili. Il grosso lo fa l’obitoriale. Tu aspetti che si sfoghino, se vuoi utilizzi qualche mi dispiace. Sai, di accompagnamento».
«Mi dispiacerà».
«Solo il primo mese […] poi ti abitui».
«A cosa?»
«Al dolore degli altri.»

Enzo conosce gla morte, ha avuto a che fare con questo evento luttuoso prima della malattia cronica di Anna e del suo successivo lavoro all’obitorio: il primo incontro è avvenuto anni prima, quando ha perso la sua amata sorella, Eva.

Il ricordo della morte di Eva torna costantemente nella mente di Enzo, il cui vuoto lasciato è troppo grande e profondo per poter essere colmato, anche solo in parte, dai ricordi dei giorni felici trascorsi con lei.

I familiari sono pezzi dello stesso corpo, la morte di uno colpisce tutti. La notte della morte di mia sorella per me morì anche mia madre. E nessuno ha la forza di gestire due lutti.

Così i volti ormai freddi e vuoti poggiati sul vassoio di metallo dell’obitorio si confondono, e un mistero sembra aleggiare tutt’intorno.

Tutti nascondono qualcosa

Nessuno è esente da colpe in questo romanzo, tutti nascondono qualcosa.

In alcuni casi i segreti sono diventati presto di dominio pubblico, come quello di Federico, in altri casi invece assumono la sembianza di un mistero vero e proprio, come nel caso del padre di Enzo.

Anche Anna nasconde il suo dolore: non al compagno, che anzi è l’unico vero conoscitore di quel male, ma al resto del mondo. Sotto suggerimento di Enzo, infatti, Anna rilascia delle interviste per il programma televisivo Ricordati di santificare i vivi, raccontando la sua storia di ammalata che ha accettato la morte prossima e che rifiuta le cure nella speranza di riuscire a portare a termine la gravidanza.

Daniele Scalese mostra con maestria i cambiamenti di tono di Anna, sicura di sé in televisione e sui social e poi infinitamente fragile accanto a Enzo.

Anna si strinse a me. Sentii la vita. Poi il solito odore. La morte si era incastrata tra i capelli e i vestiti. Spogliandola la trascinai in bagno e, tenendola con me, le unghie graffiarono i suo stomaco. Coprii la ferita con un telo da mare. Mi sistemai davanti allo specchio per impedirle di guardarsi. Le tagliai i capelli con delle forbici trovate in cucina.
Pianse tutto il tempo.

Accettare la fine

Per amore di un bambino che ancora non c’è, Anna accetta la sua morte. O forse è per liberarsi da un’altra sofferenza alla quale non trova soluzione?

Come insegna il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman in Paura liquida, la fine di una relazione è un lutto vero e proprio. Anche Enzo ne è consapevole, per questo prova rancore verso Anna: aver accettato di arrendersi alla malattia significa anche aver accettato di separarsi da lui.

Così Enzo dovrà affrontare un triplice lutto: quello di Anna, quello del bambino (che non crede le sopravvivrà) e quello della loro storia d’amore (malgrado fosse tutt’altro che idilliaca).

Esiste una bellezza cicatrizzante delle nostre paure, nascosta in ciò che non possiamo né capire né trattenere – diceva Anna in televisione e io lo sentivo che dovevo lasciare, staccarmi da lei, da me, ma continuavo a cercare un senso, uno scopo, una pace. Se guarirà avremo un figlio, pensai. Avremo un figlio e ne pagheremo le conseguenze. Davanti a lui saremo costretti a volerci bene. Davanti a lui tutto si spaccherà di nascosto. Saremo una famiglia e saremo infelici in segreto.