Anna Karenina oggi: una tragica favola moderna

«Per quanto belle siano le sue braccia candide e scoperte, per quanto splendidi siano il suo corpo florido e i capelli corvini che le incorniciano il viso infervorato, il conte troverà sempre di meglio!»

Tolstoj scrive Anna Karenina sul finire dell’Ottocento: ambientato nella Russia zarista, il romanzo capolavoro dell’autore viene pubblicato nel 1877. La voce narrante si insinua in forzosi balli dell’epoca, piume bianche e nere, e maligne voci sussurrate sono la perfetta colonna sonora.

Le donne hanno abiti pesanti e ingombranti, cadono addosso come lo sguardo della società e delle famiglie che le vogliono rigorose, pure e quiete. Sono bellissime, naturalmente, la pelle è chiara e pura, fragile come ogni materiale che abbia paura di uno sguardo, una carezza sbagliata: in questo equilibrio ben scritto qualcosa si crepa, la Passione e l’Amore nessuno li aveva inseriti nell’ordine del giorno. Lo sguardo di tutti scende in campo impaurito e indeciso, vede arrivare questi guardiani della Vita e del Tempo, quasi a ricordare che solo in un’emozione possa dar senso alla propria esistenza.

Gli uomini devono combattere in battaglia, proteggere la madrepatria in politica e lottare per un solo chiaro obiettivo, quello di diventare tutti insieme più forti, più ricchi e proiettati al progresso. Tolstoj li immagina invece di carne e ossa, con un cuore che batte, li fa cadere ai piedi delle donne, in una fragilità, nel pozzo incompreso di un sentimento.

Trama e considerazioni

Il romanzo è suddiviso in otto parti, la trama principale la conosciamo tutti, fino al tragico epilogo.
Tre coppie si alternano al centro della sala da ballo, la melodia è composta da tradimenti, passioni e sguardi feroci, le note più interessanti sono infine i pensieri delle donne, Anna, Dolly e Kitty: allora come oggi, il mondo degli uomini è difficile da leggere, e tra le pagine “ognuna sembra infelice a modo suo”.

Ecco l’inizio: una Dolly tradita dal marito Oblonskij minaccia di andarsene di casa, vive il broncio secondo abitudine e con difficoltà accetta i consigli di chi non conosce i suoi pensieri.

La sua forza di donna, il suo leggero sbagliare continuamente, fino a tremare per un capriccio: lui chiama a Mosca la sorella, la buona e fiera Anna Karenina di San Pietroburgo, per sussurrare ancora parole di calma e tenerezza alla moglie, per asciugare le lacrime e tranquillizzare una tristezza fino a spazzarla via come inutili briciole cui tanto si abituano le donne.

L’autore sta dicendo qualcosa, invita il lettore a riflettere, a stare pronto e attento: siamo qui in un recinto ben preciso, un luogo dove la terra frana e fa cadere un po’ tutti, in tentazione, sì, ma soprattutto in un pozzo pericoloso e criptico, quello dell’accontentarsi di un finto sentimento in nome del matrimonio, accettare un tradimento, l’abilità dell’altro di distruggere tutto per il capriccio di uno sguardo acceso, di un nuovo desiderio.

Anna Karenina arriva con il suo bagaglio di noie e vizi e incontra Vronskij ad un ballo, il giovane e bello che guarda anche Kitty e vuole addosso i suoi occhi quando lei si fa civetta: qui le coppie si mescolano, in una quadriglia danzante che confonde un po’ tutti, perché in pista scende anche Levin, un giovane testardo e gran lavoratore di campagna che ama Kitty di un amore tenero e genuino.

«Seppe che era lei per la felicità e la paura che gli strinsero il cuore. Non c’era nulla di particolare in lei, né nei suoi abiti, né nel portamento, ma Levin la riconobbe tra la folla con la stessa facilità con la quale avrebbe riconosciuto una rosa fra le ortiche. Illuminava ogni cosa. Il suo sorriso dava luce a tutto quanto.»

La musica scorre, occhi curiosi guardano e si chiedono quale sarà il prossimo passo. Tutto si svela in uno sguardo in stazione, quasi l’autore voglia seminare gli indizi per il triste epilogo: Vronskij vede Anna Karenina per la seconda volta e la seduzione ferma la musica, fa sbuffare il treno di un rumore nuovo, un urlo che non riesce a stare calmo e diventa forte desiderio di conquistarla, anche se lei è sposata, anche se lei è conosciuta da tutti, e anche se ogni gesto diventerà motivo di vergogna sociale. Il portamento fiero di lui lo trasforma in eroe per un giorno con il solo scopo di essere bello agli occhi di lei, i fili per un innamoramento si stanno intrecciando.

«Si fece da parte ma prima di entrare nello scompartimento sentì il bisogno di guardarla un’altra volta; non per la sua bellezza, non per la sua eleganza e nemmeno per la grazia discreta, ma perché quando gli era passata accanto aveva colto sul viso di lei una dolcezza e una tenerezza tutte particolari. Si voltò a guardarla e lei fece altrettanto.»

Tre coppie, sei persone, balli, battaglie interiori e nuove sfide: la trama va avanti grazie a una scrittura ricercata e nitida nelle mani di un autore che è chirurgo dei sentimenti umani, delle macchie dell’uomo e della donna, e queste non si spostano nel tempo, non vengono sciacquate da nuove abitudini, per questo è bello leggere il romanzo e trovare la vita di oggi in balli danzanti con cappelli e gonne ingombranti. L’intreccio è poca cosa in confronto alla bellezza di poter dire, voltata l’ultima pagina, di conoscere Kitty e Anna come amiche, di ammirare Levin e guardare a uno o alle altre come persone modello di un carattere singolare, sfumature che oggi ancora passeggiano per le strade e tra la gente.

Anna Karenina è una dipendente affettiva, ansiosa, ostinata: trema al cambiare degli altri, finge compostezza e dentro piange per una parola mal detta, gioca un nuovo capriccio se non ottiene lo sguardo che chiede addosso, avere paura di perdere lui nel pozzo della politica, tra le braccia di una donna più bella, per distrazione.

«Un solo pensiero, uno soltanto, la perseguitava – ossessivo – in forme sempre nuove. “Se agli alti faccio questo effetto, se lo faccio anche a quel brav’uomo che tanto ama sua moglie, perché lui è tanto freddo, con me? E poi no, non è che sia freddo… Lo so che mi ama. Eppure c’è qualcosa, un nuovo ostacolo, che ci tiene lontani. È forse vita questa? Non vivo io. Io aspetto una risposta che non arriva. Perché ancora non ce l’ho, una risposta.»

Leggere Anna Karenina oggi

Leggendo il romanzo oggi ci si rende conto di quanto sia attuale nei dettagli: scoprire i personaggi testardi e delicati come noi oggi, persi nelle abitudini di tutti i giorni e volatili nei pensieri, nelle emozioni, nonostante la società li addestrasse al rigore, alla compostezza, a provare emozioni facili, emozioni che non confondessero e lasciassero la mente pulita, figlia di un’immagina curata, lucida, educata.

I sentimenti sono così attuali da sentire sulla pelle i tormenti, di donne fragili e insicure, di uomini rabbiosi, guerrieri e politici rigorosi che di fronte all’emozione, al cospetto di un amore vero e passionale, finiscono in ginocchio come noi tutti.

Basta prendere in prestito gli occhi di Anna durante la gara di cavalli per vedere insieme a lei Vronskij cadere e farsi male. Si soffre con lei, avendo paura che lui sia a terra senza forze con il dubbio che sia senza vita, oppure sentirsi bloccata nella folla, al fianco di un marito in vergogna, con il cappello elegante a coprire lo sguardo e ricordare sul capo quanto ingombrante e pesante sia la sua vita.

Una scena vivida, quasi sceneggiatura, resa bellissima dalla penna di Tolstoj: sentire il male di Anna, avere dentro l’ansia per lui, la vergogna per se stessa, un equilibrio buffo e saccente. Passano i secoli e viviamo una società completamente diversa ma siamo ancora donne fragili e spietate al contempo in un tradimento: conoscere il male che fa, il disprezzo che sboccia dopo negli sguardi della gente, eppure continuare, respirare solo nelle braccia di lui, lui che è a terra e non si rialza, lui che non ha vinto la gara con il suo cavallo ma ha vinto il cuore di una donna.

«No, non gliel’avrebbero mai perdonato, niente e nessuno avrebbe avuto pietà di lei, nemmeno il cielo. E di nuovo sentì che il suo cuore cominciava a sdoppiarsi, “smettila di pensare, smettila”, si ingiungeva.»

Sembra facile fare il tifo per Vronskji, un uomo bello, un uomo organizzato e di buoni principi: tradire le donne e mai gli uomini, esclusi i mariti delle sue dolci vittime, dedicarsi al suo reggimento. Si spera che non ci deluda mai, invece come molti uomini oggi vive di sguardi e attenzioni, vive di quell’amore difficile da conquistare, la bella e sposata Anna con lo sguardo austero e magnetico, poi una volta tra le sue braccia, “l’amore che nutre non dev’essere d’intralcio alla sua libertà”.

Banalmente potremmo dire che sia un egocentrico: cammina a testa alta e gioca l’amore, non si cura degli sguardi tristi al suo passaggio. E Anna ne soffre, come farebbe una donna oggi, Anna e le sue dolci paturnie ci fanno sentire vive, più giuste: Tolstoj capisce le donne, ecco una sensazione pulita.

«Non posso fare nulla, io. Non posso cominciare e nulla posso cambiare. Mi faccio coraggio, aspetto, mi invento dei passatempo. Ma è tutto un inganno, è tutta morfina. Dovrebbe pensare lui a consolarmi.»

Anna siamo noi quando difendiamo una passione che ci esplode dentro, e in nome di questo cuore matto rinunciamo al “tutto” pur di vivere una parte folle e bella di noi: talvolta ci riporta a casa, rare volte in lei ci perdiamo. Anna infine si spezza, fa il passo senza ritorno, si sente così finalmente libera.

Levin e Kitty vivono invece un amore ingenuo, bambino, cresce nell’affetto tenero che li unisce, diventa solido nelle liti, lunghe camminate all’aria aperta che li vede uscire imbronciati, due bambini capricciosi, e li accompagna a rientrare con il sorriso, con la mano di uno nel destino dell’altro, uniti davvero, finalmente grandi. Ne escono vincitori, tra turbamenti e occhi stanchi: il loro amore arriva dove i demoni della gelosia, dell’insicurezza e della libertà inciampano. Forse da loro si dovrebbe tutti imparare, prendendo coscienza e un pizzico di coraggio.

«Possibile che altro non resti che ‘non fare’? – ripeteva Levin fra sé e sé. Domani uscirò all’alba e mi farò un punto d’onore di restare calmo. E al mio ritorno troverò un biglietto di Kitty. Può anche essere che Stiva abbia ragione, che non mi comporti da uomo, con lei. E che mi sia rammollito. Ma che posso farci? Anche in questo preferisco non agire!»

Consiglio assolutamente la visione del film “Anna Karenina” del 2013 di Joe Wright con Keira Knightley.