Althénopis di Fabrizia Ramondino

In una nuova edizione per Fazi Editore, vi parliamo di Althénopis di Fabrizia Ramondino, con una bellissima prefazione di Chiara Valerio.

Trama

Il libro è un romanzo autobiografico, ambientato durante il dopoguerra, con il quale l’autrice racconta con malinconia la gioventù vissuta tra Santa Maria del Mare, l’isola di Porto Quì e Althénopis e altri paesi vicini, che scopriremo poi essere i nomi fittizi di luoghi come Procida, Castellammare e Napoli, appunto.

Fabrizia osserva la sua famiglia, che sembra quasi essere un microcosmo, e la prima di cui ci parla è proprio la nonna, da cui secondo lei tutto ha avuto origine, dopodiché passa a descrivere le sue sorelle, le zie e i loro mariti e sua madre con la quale ha un rapporto un po’ difficile.

Sono loro che mandano avanti la famiglia, che la distruggono, che la amministrano. Gli uomini sono solamente delle pallide figure che le affiancano e anche se cercando di separarsene, non ci riescono mai del tutto, vengono assorbiti totalmente, quasi come vittime di un sortilegio.

La protagonista però esce anche fuori dall’ambiente familiare e racconta delle marachelle compiute per strada con gli altri scugnizzi del quartiere e descrive minuziosamente le meraviglie dei paesaggi scoperte nei pomeriggi di gioco.

[…] e avrei voluto farmi libro perché mi leggesse.

Considerazioni

Le premesse di questo libro sono praticamente eccellenti, lo stile di scrittura sembra essere quasi perfetto, le descrizioni dei luoghi e della natura sono così precise, evocative, nostalgiche e cariche della meraviglia di un bambino, eppure ad un certo punto ho cominciato ad annoiarmi.

Leggevo la minuziosa descrizione delle piante e poi quella dei fiori, poi quella dei luoghi e poi quella di un parente, dopo quella di un altro parente ancora e a un certo punto mi son chiesta “E quindi? Dov’è che vuole arrivare precisamente? Quali sono i suoi pensieri intimi? Perché ha deciso di raccontarmi tutto questo?”.

Mi è sembrato di vedere una serie di fotografie senza collegamenti tra loro e di sentire, per ognuna di queste, l’autrice spiegare cosa vi era raffigurato, senza però raccontarmi di come si è sentita in quel dato momento.

Per non parlare poi dell’ultima sezione del romanzo, in cui racconta dell’età adulta, che presenta un totale cambiamento di tono, che sembra stonare totalmente con le parti precedenti.
E’ vero che qui ha cercato di far capire che la meraviglia di bambina è adesso disillusione, ma l’ho trovata un po’ fuori contesto e forse anche scritta più in fretta, per concludere velocemente. E’ un’opera che è bella nella forma, ma che il contenuto lascia leggermente a desiderare.