Agenzia A: una neo sposa alla ricerca del marito scomparso

Agenzia A è un romanzo giallo pubblicato in Giappone nel 1959 dal famoso scrittore nipponico Matsumoto Seichō (pseudonimo di Matsumoto Kiyoharu, 1909-1992). Autore di più di trecento opere è considerato il “Simenon giapponese”.

In Italia sono stati pubblicati anche Il palazzo dei matrimoni; Come sabbia tra le dita; Tokyo Express; La ragazza del Kyūshū; Un posto tranquillo; La donna che scriveva haiku e altre storie; Il passo di Amagi; Il dubbio.

Copertina foto Agenzia A

Autore: Matsumoto Seichō
Editore: Mondadori
Collana: Il giallo Mondadori
Data di pubblicazione: Ottobre 2020
Pagine: 373

Trama

Giappone, anni Cinquanta. Itane Teiko, ventisei anni, convola a nozze con Uhara Ken’ichi, dieci anni più grande di lei. Il loro è un matrimonio combinato, caldamente consigliato da un conoscente della ragazza.

Ken’ichi è responsabile della succursale di Kanazawa, nello Hokuriku, dell’Agenzia pubblicitaria A. Questo ruolo lo porta a trascorrere venti giorni al mese nella suddetta città e i restanti dieci a Tōkyō, dove risiede anche Teiko. Approfittando del matrimonio, accetta di buon grado di essere trasferito in pianta stabile nella sede della capitale.

Poco dopo il viaggio di nozze, Ken’ichi deve tornare a Kanazawa per una settimana, in modo da formare il suo sostituto e concludere le ultime faccende in sospeso. Tuttavia, giunto il giorno prestabilito, non torna a casa.

Dopo qualche giorno trascorso senza ricevere notizie, su suggerimento dell’Agenzia A Teiko si reca a Kanazawa, nella speranza di scoprire che fine abbia fatto Ken’ichi. Ad aiutarla nelle ricerche c’è Honda Yoshio, il sostituto del marito.

La donna, però, si rende conto di non essere di grande aiuto, in quanto non sa rispondere alle domande che le fanno Honda e la polizia. Dove potrebbe essere andato Ken’ichi? Ha parenti o conoscenti nella zona? Essersi appena sposati, per giunta con un matrimonio combinato, la rende ancora più consapevole di quanto poco conosca suo marito.

In realtà non sentiva ancora suo Uhara Ken’ichi. Sarebbe stato suo quando avesse saputo tutto su di lui. Sentiva di non essere ancora qualificata che in minima parte per quel possesso: tra loro aveva iniziato a instaurarsi una qualche forma di sentimento di coppia, ma era ostacolato dalle numerose incognite che circondavano la persona di lui.

Nonostante ciò, non si perde d’animo, determinata a venire a capo di questa strana sparizione. Cercare il marito significa, per Teiko, anche addentrarsi nella sua vita, scoprendo segreti del suo passato assai sconvolgenti. Hanno qualche connessione con il presente e con la sua misteriosa scomparsa? La donna si ritrova, suo malgrado, invischiata in una fitta rete di crimini e incognite.

Agenzia A: un capolavoro dei gialli classici giapponesi

Lo stile narrativo di Agenzia A è in linea con il resto dei gialli classici giapponesi. L’inizio è lento, senza alcun avvenimento degno di nota, per quanto qui e lì vengano forniti degli elementi che risulteranno poi cruciali nella trama. Tuttavia, una volta iniziate le indagini, il ritmo è incalzante e la suspense accompagna il pubblico in modo continuo, senza mai scemare.

L’abilità di Matsumoto sta anche nel portarci in una direzione, grazie alle ottime deduzioni di Teiko e Honda, che si improvvisano detective, in un romanzo nel quale la polizia è praticamente inesistente. In alcuni punti dell’opera, infatti, è possibile immaginare cosa stia per succedere o sia appena accaduto, credendo di essere giunti alla soluzione, ma le proprie convinzioni vengono poi ribaltate con abili colpi di scena.

La trama è davvero ben strutturata e mette in luce l’attenzione quasi maniacale che Matsumoto pone su date e orari. Spesso, infatti, viene ripetuto qual è il giorno in cui Ken’ichi avrebbe dovuto tornare a Tōkyō, oppure si ripercorre il tragitto compiuto da alcuni personaggi in treno. Queste informazioni potrebbero essere lette con una certa noncuranza, ma sono in realtà fondamentali per lo sviluppo degli eventi su una linea temporale ben definita.

Teiko è la vera protagonista di questo romanzo, oltre a essere il personaggio più definito e caratterizzato a livello psicologico. Incarna perfettamente la definizione di moglie e donna degli anni Cinquanta. Pur sapendo pochissimo del marito, infatti, è decisa a scoprire che cosa gli sia successo, stando ben attenta a non rivelare a estranei informazioni che potrebbero infangare il suo nome. È una donna delicata, astuta e intelligente, la vera mente pensante di quest’opera. Grazie alle due deduzioni, che vengono continuamente ripetute, aggiungendo un tassello dopo l’altro, l’attenzione del pubblico è sempre alta, nella speranza di giungere alla medesima soluzione.

Infine, la penna di Matsumoto e l’ottima traduzione di Laura Testaverde hanno saputo descrivere i luoghi oggetto del romanzo in modo molto poetico e raffinato. Leggendo, si ha quasi l’impressione di trovarsi personalmente a Kanazawa o sulle alte scogliere della penisola di Noto, insieme a Teiko.

Il sole stava iniziando ad affondare nelle nuvole compatte, proiettando appena un po’ di colore sulla distesa d’acqua desolata. […] Il suolo era cosparso di rocce ed erba secca: i flutti marini ruggivano molto più in basso. Le nubi incombevano sulla superficie grigio-blu che si arricciava tutta in bianche creste d’onda.