Agatha Christie e l’archeologia: viaggio a bordo dell’Orient Express

“Mi innamorai di Ur per la bellezza dei tramonti, per lo ziggurat e per l’ampio mare di sabbia…la cura impiegata nel recuperare dalla terra i vasi e gli altri oggetti mi incitava a diventare archeologa”

La vita e il mistero della sua scomparsa

Il 15 settembre 1890, a Torquay, nel Devon, nasce Agatha Mary Clarissa Miller, oggi nota in tutto il mondo come Agatha Christie, la più famosa e prolifica giallista di tutti i tempi. Autrice di 66 romanzi, racconti, opere teatrali, oltre che romanzi rosa scritti sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott, ebbe una vita ricca e affascinante, in cui non mancarono episodi inspiegabili e misteriosi, degni di un suo romanzo giallo.

Nata in una famiglia borghese benestante, era l’ultima di tre figli, e ricevette una educazione puramente domestica dalla madre, una donna piuttosto singolare, tanto che i figli arrivarono a credere che fosse una medium.

Nel 1905 Agatha partì alla volta di Parigi, dove rimase fino al 1910, anno in cui rientrò in Inghilterra, e scoprì che la madre era malata. Fu questo l’anno del suo primo viaggio in Egitto, all’epoca meta privilegiata per gli inglesi, trovandosi faccia a faccia per la prima volta con il mondo dell’archeologia e della storia, pur non nutrendo ancora alcun interesse per essa.

Nel 1913 incontra Archibald Christie, che diventerà suo marito nell’anno successivo. Con lui ebbe la sua unica figlia, Rosalind.

Il matrimonio con Archie non fu così sereno e la sera del 3 dicembre 1926, quando il marito le chiese il divorzio, Agatha fece le valigie e lasciò la sua casa, nota come Styles (come il suo primo romanzo Poirot a Styles Court nonché prima apparizione di Hercule Poirot) e sparì per ben undici giorni, senza lasciare notizie. Gli agenti trovarono solo la sua Morris Cowley abbandonata in una cava di gesso, con a bordo la sua pelliccia, una valigia e la patente.

Consiglio letterario: nel 2022 esce Il caso Agatha Christie di Nina De Gramont, edito dalla Neri Pozza Editore che racconta, in chiave romanzata, la vicenda della scomparsa della scrittrice.

Agatha non scomparve certo nel nulla e fu ritrovata il 14 dicembre in un hotel ad Harrogate, nello Yorkshire. Nessuno seppe mai cosa accadde alla scrittrice in quei lunghi undici giorni di assenza: chi pensò ad una amnesia, chi invece che si trattò di una trovata pubblicitaria. Ciò che è certo è che per ritrovarla vi fu un gran dispiego di forze dell’ordine e lo stesso Arthur Conan Doyle si rivolse ad una medium per scoprire cosa fosse accaduto.

Di questo evento la Christie non fece mai menzione e, di lì a qualche anno, la aspettava una nuova vita.

Pagina di giornale con l’articolo della scomparsa di Agatha Christie

Il viaggio in Oriente e l’incontro con Max Mallowan

Max Mallowan e Agatha Christie

Nel 1929, a seguito del divorzio con Archie, Agatha decise di partire per un viaggio in solitaria. Preparò le valigie e salì a bordo dell’affascinante Orient Express, giunse a Baghdad e, da qui, in visita alle splendide rovine della città di Ur, accompagnata da Sir Leonard Wolley e sua moglie. L’anno dopo vi ritornò, ma questa volta era presente un altro archeologo sul campo, assistente di Wolley, Max Mallowan, di tredici anni più giovane della scrittrice.

Sebbene il suo nome sia noto ai più accanto a quello della moglie, in verità, Max Mallowan è stato uno tra i più celebri archeologi del vicino oriente antico. Notevole fu il suo lavoro in Iraq, nei siti di Ur, Ninive e Nimrud e in Siria, a Chagar Bazar e Tell brak. Inoltre, fu insegnante di Archeologia dell’Asia occidentale presso l’Università di Londra e direttore della British School of Archaeology in Iraq. Tra Max Mallowan e Agatha Christie scattò fin da subito la scintilla e i due si sposarono nel 1930.

L’incontro con Sir Mallowan fu vitale per la Christie, non solo per sua vita privata, che tornò a risplendere dopo un momento di crisi, ma anche in quella lavorativa, trovando ispirazione per nuovi soggetti e nuove avventure per i suoi romanzi. Grazie a lui, Agatha scoprì l’amore per l’archeologia e l’avventura, mentre Max Mallowan trovò in lei una compagna nella vita e nel lavoro: Agatha, infatti, seguiva spesso il marito nelle sue spedizioni, lavorando attivamente sul campo, affascinata dall’archeologia e dai meravigliosi reperti che la terra celava.

D’altronde, il lavoro dell’archeologo non è poi così dissimile da quello di un investigatore in un romanzo giallo. In archeologia si procede con cautela, si sviluppano teorie e se ne escludono altre e quando si scava non si sa mai realmente cosa si arriverà a stringere tra le mani, se un mucchio di terra o la più grande scoperta di tutti i tempi. Un caso di omicidio non funziona poi così diversamente e anche qui, si passano in rassegna i fatti, si raccolgono indizi, si sviluppano ipotesi e occorre scavare a fondo per trovare il colpevole.

Le spedizioni in oriente, il lavoro degli archeologi sui siti, sono descritti come una sorta di diario di viaggio nel suo libro, Viaggiare è il mio peccato, con minuzia di dettagli e un pizzico di umorismo. Celebre la sua frase:

“Un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere:
più lei diventa vecchia, più lui si interessa a lei”

Nel 1949 Mallowan assunse la direzione degli scavi a Nimrud, dove venne alla luce una pregevole collezione di avori, in parte conservati al British Museum di Londra, e l’apporto della scrittrice fu essenziale, nel ritrovamento, nella catalogazione e nella pulizia dei reperti, tanto da sacrificare la sua crema per il viso, che rimuoveva perfettamente la polvere e la terra.

L’influenza dell’archeologia sui suoi romanzi

Ben presto il fascino che l’archeologia esercitò su di lei e la bellezza di quei posti, diedero vita a nuove storie, a nuovi possibili casi da risolvere, in quei contesti che sempre di più facevano breccia nel suo cuore e nella sua mente.

Nel 1934 fu pubblicato Assassinio sull’Oriente Express (Murder on the Orient Express), che vide la luce nella stanza 441 del Pera Palace Hotel di Istanbul e che vanta ben due trasposizioni cinematografiche: una del 1974, diretta da Sidney Lumet, e la più recente, del 2017, diretta da Kenneth Branagh. Il protagonista è l’investigatore belga Hercule Poirot, che dovrà risolvere un caso solo apparentemente semplice, quando a bordo del treno viene trovato cadavere il signor Ratchett e l’assassino non può che celarsi tra i passeggeri.

Nel 1936 è il turno di Non c’è più scampo (Murder in Mesopotamia), ambientato in Iraq e in cui il protagonista è proprio un archeologo, Eric Leidner, che ingaggia l’infermiera Leatheran per prendersi cura della moglie, la quale confessa di ricevere lettere minatorie finché non viene trovata morta con un colpo di pistola alla testa. Sembra che proprio i coniugi Wolley, in particolare la moglie, Katharine, furono d’ispirazione alla Christie per la stesura del romanzo.

Nel 1937 tocca ad uno dei suoi romanzi più famosi, Poirot sul Nilo (Death on the Nile), tornato alla ribalta grazie al recentissimo adattamento cinematografico dalla regia di Kennet Branagh e ambientato questa volta nella terra dei faraoni. L’Egitto è stato protagonista indiscusso anche di altri scritti, come il suo celebre racconto, del 1924, La maledizione della tomba egizia, incluso all’interno di una più ampia raccolta di racconti, Poirot indaga o dell’opera teatrale del 1937, Akhnaton.

Nel 1945 esce C’era una volta (Death Comes as the End), un romanzo storico a tutti gli effetti, ambientato nella Tebe del 2000 a.C. Sembra che la Christie abbia tratto ispirazione da alcune lettere rinvenute nel corso di una spedizione archeologica condotta dal Metropolitan Museum Of Art.

Dall’Egitto ci spostiamo negli affascinanti paesaggi della Giordania, tra le rovine dell’antica Petra, che fanno da sfondo per un altro omicidio in La Domatrice (Appointment with dead ), pubblicato nel 1938 e che vede ancora una volta protagonista Hercule Poirot.

Nel 1951 esce Il mondo è in pericolo (They Came to Baghdad), un poliziesco che ha come protagonista Victoria Jones, una ragazza intraprendente e in cerca di avventure. Sarà cruciale il suo incontro con Edward, un giovanotto in partenza per Baghdad. Victoria decide di partire con lui, non sapendo che si troverà ad avere a che fare con un omicidio.

Agatha Christie muore il 12 gennaio del 1976 e ancora oggi continua a vivere nelle pagine dei suoi romanzi. L’apporto che diede all’archeologia è tale che, negli anni a cavallo tra il 2001 ed il 2002, il British Museum ha ospitato una mostra interamente dedicata a lei, dal titolo Agatha Christie and archaeology: Mistery in Mesopotamia, omaggio alla regina del giallo.

Agatha Christie a Chagar Bazar, Siria