Addio ad Alice Munro, Premio Nobel nel 2013

Quando un uomo esce da una stanza, si lascia alle spalle tutto quello che c’è dentro; una donna, invece, si porta appresso tutto quel che c’è avvenuto.

Alice Munro muore nella notte del 13 maggio 2024 a 92 anni a Port Hope, in Canada, e possiamo immaginare che abbia detto addio alla vita con il sorriso sulle labbra. Autrice canadese Premio Nobel nel 2013, lascia molte foto di sé, anche recenti. Appare sorridente e rapisce l’obiettivo con un ingrediente semplice: la Grinta femminile.

Una donna che racconta per lo più di donne e alle donne: lo fa con poche parole eppure con la ricchezza emotiva di un romanzo, ecco la sua forza.

Il segreto è essere felici. Comunque. Provarci. È possibile. Col tempo diventa sempre più facile. Non ha niente a che fare con le circostanze. Non immagini nemmeno quanto sia bello. Accetta quel che viene e la tragedia sparisce. O almeno diventa più leggera, e tu ti lasci trasportare dalla vita.

Alice giovane donna: l’inizio.

Alice Munro, vero nome Alice Ann Laidlaw, nasce in Canada nel 1931 e grazie alla sua penna questa regione, il Southwestern Ontario, impariamo a conoscerlo un po’. Ambienta, infatti, qui la maggior parte dei suoi racconti.

Alice Munro

Osserva la vita quotidiana, ogni volta diventa regista nascosta di uno spaccato di vita, in apparenza ordinaria. Lascia che il lettore si accomodi nella quiete di una vita, di una giornata, di un incontro, che potrebbero essere suoi, e forse più banali di qualcosa che lui stesso racconterebbe.

Poi, il tuono, il Caos, lo squarcio dell’Emozione. E tutto cambia.

Esiste l’amore del tipo intelligente che fa compiere scelte intelligenti. Quello in base al quale ci si dovrebbe sposare. E poi c’è quell’altro, che è tutto fuorché intelligente. Come un’ossessione. È quello, solo quello, che tutti ritengono prezioso. E che nessuno si vuole perdere nella vita.

Nasce in una famiglia di allevatori e agricoltori.

Inizia a pubblicare i suoi primi racconti a circa vent’anni nella rivista universitaria studentesca presso la University of Western Ontario, che frequentò grazie a una borsa di studio. Abbandona presto l’università per seguire il primo marito, James Munro, nella zona più a ovest del Canada. Sin salla giovane età è una donna caparbia, sensibile e dai forti istinti, attitudine confermata dalle parole delle sue opere.

È il cuore a dominare la Vita.

Il ritorno a casa e le prime opere.

Nel 1976 torna a vivere in Ontario e sposa il suo secondo marito: Gerald Fremlin. Qui, ottiene il posto di “Writer-in-Residence” presso la University of Western Ontario. Continua a pubblicare con il nome del primo marito, Munro.

La prima raccolta di racconti di Alice Munro, La Danza delle Ombre Felici, uscì nel 1968 e venne subito apprezzato dalla critica, tanto che lo stesso anno le fa vincere il Governor General’s Award, il più celebre premio letterario Canadese.

E Mary si ritrovò a esplorare la vita della sua vicina come in passato esplorava quella di nonne e zie, fingendo di sapere meno di quanto sapesse, richiedendo il racconto di storie già sentite; in questo modo, gli episodi ricordati emergevano ogni volta con qualche lieve differenza di contenuto, di significato, colore, e ciononostante dotati della assoluta realtà che caratterizza eventi almeno in parte leggendari. Aveva quasi scordato che esistessero persone la cui vita può essere guardata così. Non le capitava più di parlare con molte persone anziane. La gente che conosceva aveva perlopiù vite analoghe alla sua, tuttora in fase di definizione; vite nelle quali non è certo cosa vada preso sul serio e cosa no. Mrs Fullerton non aveva dubbi o incertezze di questo genere. Come si sarebbe potuto, ad esempio, non prendere sul serio l’ampia schiena immemore di Mr Fullerton che spariva in fondo alla strada un giorno d’estate, per non tornare mai più?

Alice Munro, Danza delle Ombre felici.

Il premio Nobel e lo stile

Nel 2013 l’autrice è insignita del premio Nobel per la letteratura come “maestra del racconto breve contemporaneo”. Il riconoscimento va alla sua narrativa per la capacità di celebrare con sensibile e raffinata verità una “poetica del quotidiano”. Come lei stessa affermava, prediligeva il racconto breve al romanzo.

Una donna che racconta di donne, abbiamo detto. E lo fa con uno sguardo che sa essere commovente. La sua abilità è quella di trasmettere le sensazioni di un romanzo ma condensate: una vicenda stretta in poche pagine lascia sulla pelle tutte le emozioni di cui il lettore ha voglia e bisogno.

Una prosa delicata e raffinata, lo sguardo che una donna posa sulle altre donne con la carezza della nonna, la cura di una mamma e la malizia, tagliente e sincera, di un’amica che di noi sa scoprire tutto. Una malinconia che fa sorridere: ecco che cosa resta.

Alice Munro dice addio alla scrittura nel 2013, anno del Nobel, e da allora ha sofferto di demenza senile. Noi però la ricordiamo così: leggera, luminosa, sorridente. Ancora aggrovigliata nelle pagine dei suoi racconti, a curiosare da una perfetta lontananza, persone e gesti che amava raccontare.

Si coricarono senza rivolgersi la parola, si separarono senza parlare il mattino dopo, e nel corso della giornata furono sopraffatti dallo spavento; lei ebbe paura che lui non tornasse a casa, e lui di tornare e non trovarla. La sorte invece fu generosa. Si incontrarono nel tardo pomeriggio, pallidi di pentimento, tremanti d’amore.