Acqua rossa di Jurica Pavičić

In una calda giornata di Settembre del 1989, in un paese della costa dalmata, una famiglia consuma la cena come se fosse una serata normale. Ognuno è perso nei propri pensieri e già proiettato nelle attività che seguiranno, senza prestare attenzione a quei dettagli apparentemente insignificanti che invece verranno fissati come un fotogramma nella loro memoria.

La cucina con il calendario di paesaggi canadesi e l’oleografia del buon Gesù dal capo inclinato e dagli occhi assonnati che punta l’indice in alto, come un presagio dell’imminente dolore, il soggiorno con il televisore e la pila di vestiti da stirare e il corridoio con l’attaccapanni di metallo saranno lo sfondo di quel 23 settembre che per tutti rappresenterà la linea di confine tra la serenità e il dolore. La quiete prima della tempesta.

I componenti della famiglia

Intorno alla tavola ci sono Vesna e Jakov, coniugi quarantenni sposati da 18 anni che vivono un matrimonio felice ma privo di stimoli, e i loro figli quasi maggiorenni, i gemelli Silva e Mate.
Jakov, appassionato di radiotecnica, sempre impegnato durante il tempo libero a montare misteriosi apparecchi pieni di lampadine, lavora come contabile in una fabbrica di prodotti in plastica, diligente ma privo di ambizioni.
Vesna invece è un’insegnante di geografia nella scuola elementare del paese e sta attraversando un momento di insofferenza nei confronti dei suoi alunni.
Silva e Mate sono gemelli eterozigoti, hanno dei tratti fisici simili ma caratteri agli antipodi. Alla mitezza e determinazione di Mate si contrappone l’irrequietezza e la ribellione di Silva, che a differenza del fratello non ha ancora ben chiari i suoi progetti per il futuro. Entrambi frequentano le scuole superiori a Spalato, non lontana dal loro paese di pescatori, e Silva vive durante la settimana in uno studentato.

La quiete della famiglia viene turbata poco dopo quella calda giornata settembrina, quando Silva, uscita per andare a una festa organizzata nella piazzetta davanti al porticciolo, non farà ritorno a casa e di lei si perderanno le tracce. La scomparsa di Silva viene denunciata alla polizia che inizia un’indagine guidata dal commissario Gorki Săin, uomo sulla quarantina, leggermente sovrappeso e nipote di un famoso eroe partigiano.

Una quiete famigliare turbata

Insieme agli agenti esploriamo i luoghi che fanno da sfondo al romanzo, la piazzetta, il porticciolo con i pescatori, i terrazzamenti in pietra, le rocce lungo la costa, gli ulivi sopra il nucleo antico del paese e la zona di Punta Croce con la caserma e i vecchi tunnel della Marina. Le descrizioni sono puntuali e dettagliate ma allo stesso tempo nostalgiche, ci fanno assaporare le suggestioni di un mondo pittoresco intriso di malinconia, quasi a farci respirare l’aria che sa di mare.
I luoghi sono protagonisti del romanzo, in particolare il piccolo paese e la sua comunità che viene sconvolta dalla sparizione di Silva.

Parallelamente alle ricerche della polizia, i famigliari, che non si danno pace, partecipano attivamente alle indagini, tappezzando i Balcani di locandine con l’immagine della ragazza e interrogando chi le stava vicino, scoprendo che la Silva che conoscevano aveva in realtà celato una quotidianità diversa da quella che si erano immaginati, dividendosi tra la scuola e una pericolosa attività legata allo spaccio di droga.

Un clima di sospensione

Gli sviluppi delle indagini iniziano a seminare un senso di incredulità e di sospetto.

Si pensa che la sparizione di Silva non sia stata una bravata adolescenziale ma che invece sia legata a qualche brutto affare e che la ragazza sia in pericolo e con il trascorrere del tempo la vicenda produce effetti anche sulle persone che le sono legate. La storia della ricerca diventa un pretesto per scoprire anche l’evoluzione dei personaggi, a cui vengono dedicati i diversi capitoli del romanzo, e il lettore è coinvolto non solo dalla pista investigativa, ma anche dall’indagine psicologica.

Con il trascorrere del tempo per qualcuno la speranza inizia ad affievolirsi, i rapporti si incrinano, diventano tesi, la preoccupazione annebbia i pensieri e il veleno si diffonde contagiando tutti.

Gli equilibri cambiano e il senso di dissoluzione colpisce anche il mondo circostante: alla tv compaiono le prime notizie della guerra.

Lo scoppio della guerra

In questo nuovo scenario anche il commissario Gorki Săin viene allontanato, perché il suo cognome non è più gradito. Il mondo che lui percepiva rassicurante viene spazzato via, ridotto in frantumi come la statua in onore del nonno. Gli scenari cambiano, i vecchi ritratti di Tito vengono sostituiti dai crocifissi e anche l’interesse per il ritrovamento di Silva negli anni svanisce, la polizia ha altre priorità.
La vita riserva al commissario altri programmi ma resterà comunque legato alla storia di quella ragazza scomparsa e anche dopo tanto tempo sarà parte attiva per risolvere il mistero.

Un poliziesco avvincente

Il romanzo è un poliziesco avvincente che mescola abilmente la suspense delle indagini con l’introspezione e l’approfondimento psicologico dei personaggi coinvolti, ciascuno fondamentale per la rappresentazione delle differenti reazioni al dramma. Da apprezzare come i rimandi storici abbiano contribuito a rappresentare la dissoluzione emotiva, e come la trattazione di tali eventi sia stata parte della storia, in quanto ha certamente influito sia sulla ricerca poliziesca, rallentandola, sia sull’evoluzione dei personaggi.

L’intreccio investigativo si dipana lentamente tra speranza e delusione e partendo da pochi elementi costruisce a poco a poco il disegno che porterà a svelare il mistero. L’evoluzione psicologica invece segue un opposto percorso di distruzione. I personaggi e i loro equilibri piano piano si sgretolano, perdendo pezzi lungo la strada, e restando sempre più soli. E anche se inevitabilmente troveranno pace alla fine della tempesta, niente sarà più come prima, e quei quattro corpi piegati intorno a un tavolo a mangiare pesce e a sputare le spine, resteranno immortalati in quel ricordo, nella loro inconsapevole felicità, in quella calda sera di settembre in cui la vita sembrava normale.