L’obiettivo di Zona 42 è quello di riportare la fantascienza nelle librerie italiane. Una casa editrice che crede nelle qualità letterarie del genere, nella sua capacità di suscitare meraviglia ed emozione, ritenendo la fantascienza uno degli strumenti più utili a riflettere sulla contemporaneità, senza per questo rinunciare alla capacità d’intrattenimento insita al genere.

Ciao, presentati e raccontaci qual è il tuo ruolo nella Casa editrice.

Sono Giorgio Raffaelli, nel 2014 ho fondato Zona 42 con Marco Scarabelli. Insieme a Marco in Zona 42 leggo, scelgo, edito e correggo i libri che pubblichiamo.

Ci racconti la storia della casa editrice? Dove e quando è nata? Aneddoti? Da cosa/chi prende il nome la casa editrice?

Zona 42 è nata con l’obiettivo di riportare la fantascienza contemporanea in libreria. Nel 2014, ai tempi della nostra prima uscita, la fantascienza era pressoché scomparsa dalle librerie italiane che proponevano al massimo l’ennesima ristampa di Asimov o Dick e pochissimi altri testi.

A distanza di nove anni le cose sono decisamente migliorate, con molti nuovi progetti editoriali (indipendenti o frutto del lavoro delle major) che portano in libreria molte proposte di genere che solo dieci anni fa era impensabile ritrovare nelle nostre librerie. Questo cambiamento di paradigma crediamo sia anche un poco merito nostro, che in questi anni abbiamo dimostrato che si può fare.

Zona 42 è nata a Modena, quando con Marco ci siamo resi conto che i testi che ci piacevano non li proponeva più nessuno. Penso che capiti a tutti i lettori: quando leggiamo un bel libro non vediamo l’ora di condividerlo con il mondo, ed è un po’ questa l’idea che ha guidato le scelte della nostra casa editrice.

La scelta del nome è stata forse la cosa più difficile, e l’ultima a cui abbiamo pensato quando abbiamo messo in piedi il progetto. Dopo innumerevoli tentativi siamo rimasti folgorati dall’idea di Zona 42: un nome che permetteva di coniugare l’aspetto più divertente e folle della letteratura di genere, il 42 che è la risposta definitiva alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto di douglasiana memoria, alla componente più seria e profonda della fantascienza, ben rappresentata dalla Zona: quel luogo reale o virtuale dove meraviglie e incubi sconvolgono la vita di chi si trova ad attraversarla, come nel caso di Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Strugackij, o la Zona del disastro di Ballard, il Kipple di Dick o il cyberspazio di Gibson.

Qual è l’idea che anima la vostra casa editrice?

L’idea che anima le nostre scelte è che nessun genere letterario meglio della fantascienza possa aiutarci a decrittare un presente terribile e complicato come quello che stiamo vivendo in questi anni.

Quante persone fanno parte della vostra redazione?

In Zona 42 lavoriamo io, Marco Scarabelli e Annalisa Antonini che è la nostra art director. Con noi ci sono Chiara Reali e Elena Giorgiana Mirabelli che curano la collana 42 Nodi, rispettivamente per le proposte in traduzione e per quelle italiane, e le persone che di volta in volta scegliamo per tradurre i libri che proponiamo nel nostro catalogo.

La vostra produzione si suddivide in collane? Qual è lo spirito che le anima e la loro identità?

La nostra collana principale i chiama I libri dell’Iguana, ed è lì che confluiscono i romanzi o le raccolte di racconti che scegliamo per i nostri lettori. Per la maggior parte si tratta di testi di fantascienza, con qualche deviazione verso il weird e, con il nostro ultimo romanzo pubblicato, anche nel fantasy.

A questa collana abbiano affiancato da qualche anno 42 Nodi, che rappresenta per noi un’opportunità di presentare ai lettori storie più brevi (sono libri di un centinaio di pagine di media) che spaziano tra i generi. A fianco di storie indubbiamente fantascientifiche, nella collana 42 Nodi proponiamo programmaticamente storie weird, fantastiche, horror, per permettere alle persone che leggono di poter assaggiare generi a cui non sono magari abituate senza obbligarle a investire nella scoperta il tempo necessario a leggere un tomo di grosse dimensioni.

Per entrambe le collane l’idea è quella di proporre storie che possano appassionare e divertire il lettore, capaci di coniugare l’intrattenimento alla capacità di riflettere sulla realtà, e che prestino particolare attenzione alla qualità della scrittura.

Quali sono le pubblicazioni che hanno ottenuto maggior successo/riconoscimenti e secondo voi per quali motivi?

I nostri libri più venduti sono quelli di Ian McDonald e Nnedi Okorafor che se la giocano con quelli di Nicoletta Vallorani e Alessandro Vietti. Leggermente più indietro ma con risultati decisamente superiori alla media ci sono Andrea Viscusi e Tlotlo Tsamaase.

Una cosa che ci ha sorpreso, e che non ci aspettavamo quando abbiamo fondato Zona 42 è il successo che hanno avuto i titoli italiani che abbiamo iniziato a proporre dopo le prime traduzioni. Segno di come anche la scena letteraria nostrana si sia evoluta nel tempo e permetta oggi proposte che non hanno nulla da invidiare qualitativamente ai titoli che arrivano dall’estero, a patto di mantenere una propria identità precisa.

I social sono un mezzo importante per il vostro lavoro? Con quale scopo li utilizzate?

I social sono fondamentali per tenere aperto un canale di comunicazione in tempo reale con i nostri lettori, per informarli sulle nostre iniziative e ricevere un feedback indispensabile riguardo al nostro lavoro.

Come vengono scelti gli autori e i titoli che pubblicate?

Leggendo leggendo leggendo…

Non c’è altra strada. Solo quando una lettura ci sorprende, ci folgora, ci illumina, iniziamo a pensare se e come portarla in Zona 42. Non sempre ci riusciamo, ma quando capita è già una piccola vittoria.

Ci consigli tre libri imperdibili del vostro catalogo?

Vi consiglio gli ultimi tre titoli della nostra collana principale, molto diversi tra loro, tutti uscitii negli ultimi mesi:

  • LE FORTUNE DI ALEXANDER SAND, di Francesco Cane Barca, è un noir apocalittico ambientato in una Genova trasfigurata, scritto da una delle penne più originali ci sia capitato di leggere negli ultimi anni. Un romanzo che smonta gli stereotipi della letteratura di genere per raccontare con leggerezza una storia della fine del mondo.
  • L’ARCHIVIO DEI FINALI ALTERNATIVI, di Lindsey Drager, tradotto da Giorgia Demuro. L’autrice prende spunto dal ritorno ciclico, ogni 75 anni, della cometa di Halley nei cieli terrestri per raccontare della fiaba di Hansel & Gretel, di come si trasformi nel tempo e tocchi in modo diverso le vite dei personaggi che Drager mette in scena. È un romanzo che a dispetto della struttura complessa accoglie il lettore e lo accompagna di un viaggio di scoperta profondamente umano.
  • LA RESA, di Vargas. Il nostro primo romanzo fantasy, ha sorpreso noi per primi, che mai avremmo pensato di trovarci con un romanzo simile in catalogo. Ma quando lo abbiamo letto non abbiamo avuto alcun dubbio. Ne LA RESA ci sono tutte quelle caratteristiche che cerchiamo da sempre nei testi che pubblichiamo: un’ambientazione vera e credibile, personaggi memorabile, una storia che ti tiene avvinto alle pagine, una profonda attenzione alla contemporaneità, il tutto condito da una scrittura straordinaria.
    Abbiamo paragonato Vargas a Gaiman e Pratchett, e vi assicuriamo che non è un’esagerazione, del resto i primi giudizi dei lettori ce lo stanno confermando.

Grazie mille!