A tu per tu con Eretica Edizioni

Eretica Edizioni è una giovane casa editrice che pubblica testi di narrativa, poesia, saggistica e fumetti. Un ricco catalogo di autori emergenti ed affermati caratterizzati da una passione incredibile. Una passione che abbiamo potuto toccare con mano attraverso questa intervista, grazie alla disponibilità e alla gentilezza di Giordano Criscuolo, direttore e fondatore di Eretica Edizioni.

Eretica edizioni

Ciao, presentati e raccontaci qual è il tuo ruolo in Eretica Edizioni?

Sono Giordano Criscuolo, fondatore e direttore responsabile di Eretica Edizioni.

Ci racconti la storia della casa editrice? Dove e quando è nata? Da cosa/chi prende il nome la casa editrice?

La casa editrice nasce alla fine del 2014 da una mia esigenza di vivere con l’arte, per l’arte e di arte. Dopo essermi laureato in Lettere Moderne, indirizzo Pubblicistica, nel 2010 aprii un panificio nel paese in cui vivo, Buccino (SA), sedotto da una visione romantica di quel lavoro antico.

In quei pochi e lunghi anni di bottega ho però capito che i tramonti, e me ne stavo indubbiamente perdendo troppi, sono ben più necessari del pane per sopravvivere. Tra l’altro stava nascendo Nicole, la mia prima figlia, e volevo vederla crescere, ridere, giocare con lei. Esserci, insomma, ed essere felice. Il giorno in cui nacque chiusi il panificio e in ospedale diedi la notizia a tutti.

Mi guardarono come se fossi impazzito, con gli occhi stralunati che, sconvolti incapaci di guardarmi in faccia, si perdevano fuori la finestra. Mi assecondarono (e questa cosa racconta dannatamente bene l’intera faccenda).

Un giorno, erano passati circa tre mesi da allora, mentre fantasticavo sul nome di questo progetto, chiesi a mia moglie di suggerirmi qualcosa. Stavo impazzendo. Per il nome della Casa Editrice volevo qualcosa di bello, qualcosa che creasse sin da subito empatia con autori e lettori, che identificasse i miei ricordi, il mio presente, i miei sogni.

«Tu sei un eretico», mi disse. La risposta la portavo nel mio nome, ma ero troppo distratto per ascoltarla.

Qual è l’idea che anima la vostra casa editrice?

La passione, solo la passione, nient’altro che la passione. Mentre leggo un nuovo manoscritto semplicemente mi chiedo: lo vorrei sul comodino? Se non ne sono pienamente convinto interrompo subito la lettura.

Quante persone fanno parte della vostra redazione?

Come i vecchi artigiani di paese del secolo scorso sono solo a mandare avanti la baracca. Mi aiutano nello scambio di e-mail con autrici e autori, e nella lettura/valutazione delle nuove opere, alcuni familiari, gli stessi che poi mi accompagnano per Fiere e Saloni.

La vostra produzione si suddivide in collane? Qual è lo spirito che le anima e la loro identità?

Abbiamo attualmente quattro collane: Quaderni di poesia, Quaderni d’arte (libri di poesie e pittura/fotografia), Piccola Biblioteca Eretica (opere di classici e “meno classici” da riscoprire) e una, più generica, di narrativa.

La prima è certamente la nostra collana più importante, quella che più di altre mi ha dato enormi soddisfazioni. Diversi critici e tantissimi poeti, alcuni anche di un certo rilievo, hanno espresso parole bellissime. Una volta un giornalista, vincitore tra l’altro anche del Premio Camaiore, mi telefonò e mi disse: Giordano, attento, dopo la pubblicazione del libro di Marco (Luppi, Dalla parte della radice, 2018), questa collana è sotto gli occhi di tutti. Da allora ho avvertito un forte senso di responsabilità, soprattutto nei confronti dei lettori, e oggi dedico quasi tutte le mie energie ai Quaderni di poesia.

Quali sono le pubblicazioni che hanno ottenuto maggior successo/riconoscimenti e secondo te per quali motivi?

Tra le opere di maggior successo ci sono i libri di Donato Montesano (I grandi scrittori non mangiano e Chi ha polvere spara) e Una ferita in fondo al cuore di Anna Danielon.

Noi, mi piace ammetterlo, abbiamo pochissimi meriti in tutto questo.

Chi riesce a portare la propria opera a livelli così alti è sempre spinto da una forte e inarrestabile passione. Si tratta sempre di scrittrici e scrittori che credono tantissimo in quello che hanno scritto e che, quindi, portano in giro i loro libri in tutta Italia, con presentazioni, spettacoli, concertini, ecc.

Usano molto, e bene, i social, partecipano a Premi Letterari, entrano in contatto con blogger e giornalisti. A volte mi capita di pubblicare libri di artisti molto bravi che a pubblicazione avvenuta prendono le loro poche copie previste dal contratto e spariscono.

Noi non siamo però la Mondadori, o l’Einaudi, non possiamo pubblicizzare i nostri titoli su settimanali di larga diffusione. Possiamo, e dobbiamo, fare certamente qualcosa, ma abbiamo sempre bisogno della collaborazione forte di questi artisti per arrivare da qualche parte. Uniti possiamo fare squadra e giocare una bella partita; da soli, privi di forze e passione, non possiamo fare altro che restarcene seduti, passivi e indifferenti, sugli spalti.

I social sono un mezzo importante per il vostro lavoro? Con quale scopo li utilizzate?

I social sono molto importanti. Si tratta di una vetrina fantastica che, se sappiamo come fare, possiamo portare direttamente a casa di lettrici e lettori. Possiamo utilizzare questi mezzi per tirare fuori il peggio di noi stessi (lo fanno in tanti) o per distribuire cultura, pace e bellezza. Si tratta solo di prendere una decisione.

Come vengono scelti gli autori e i titoli che pubblicate?

Con la pancia. Tutto parte dalla pancia, dall’istinto. Quella della valutazione dei manoscritti è la parte più semplice del lavoro: non dobbiamo fare nulla, solo leggere ed emozionarci. Il vero lavoro comincia dopo.

Ci consigli tre libri imperdibili del vostro catalogo?

No Alessandra, non ci riesco, e lo dico sorridendo. Perdonami veramente ma mi sembrerebbe di far torto a tutte/i coloro che hanno pubblicato con noi. A qualche titolo ho già accennato in questa intervista… ecco, magari si potrebbe cominciare da lì.

Grazie mille!