L’ascesa di Rebecca F. Kuang, autrice de La guerra dei papaveri e Babel

Rebecca F. Kuang – giovanissima, ha 25 anni – è una scrittrice e traduttrice cinese-americana, nota per la trilogia fantasy the Poppy War. Vincitrice dell’Astounding Award, è stata nominata anche ai prestigiosi Hugo, Nebula, Locus e World Fantasy Award. Il suo lavoro ha vinto il Crafword Award e si è anche aggiudicata il Compton Crook Award per il miglior primo romanzo. Ha conseguito un master in studi cinesi a Cambridge e un master in studi cinesi contemporanei a Oxford; attualmente sta conseguendo un dottorato di ricerca in lingue e letterature dell’Asia orientale a Yale, dove studia diaspora, letteratura cinese contemporanea e letteratura asiatico americana.

Ad agosto 2022 è uscito il suo nuovo romanzo Babel, an arcane history.

Kuang è cresciuta a Dallas, in Texas, dopo essersi trasferita all’età di quattro anni da Guangzhou, Cina. Dopo il diploma alla Greenhil School, Kuang si trasferisce a Washington (DC) per studiare alla Georgetown University, attratta dalla squadra di dibattito del college dopo aver vinto il Tournament of Champions. A metà strada durante il college, Kuang si prende un anno sabbatico e si trasferisce a Pechino dove lavora come coach di dibattito al liceo. Ha 19 anni e inizia a lavorare a The Poppy War, primo romanzo della trilogia fantasy che la renderà celebre in tutto il mondo. Nel 2018 La guerra dei papaveri vede la luce grazie all’editore Harper Voyager. Da quel momento, la strada per il successo è breve: l’anno successivo viene pubblicato The dragon republic (The poppy war 2) e nel 2020 il volume conclusivo, The burning god (the poppy war). L’autrice diventa una delle scrittrici fantasy più conosciute della sua generazione. In Italia la sua trilogia è pubblicata da Mondadori nella collana Fantastica.

L’anno della pubblicazione di the Poppy War Rebecca F. Kunag si laurea alla Georgetown per poi passare l’estate, ancora una volta, come coach di dibattito in Colorado. Riceve poi una borsa di studio Marshall dall’Università di Cambridge dove otterrà il suo primo master, a cui seguirà l’anno accademico successivo, il secondo conseguito a Oxford.

The Poppy War

Fin dalla pubblicazione del primo volume della trilogia, The poppy war riceve diverse recensioni positive con il Publisher Weekly che definisce il romanzo d’esordio “come un lancio forte e drammatico per la carriera di Kuang”. Nell’ottobre 2020, I primi due libri della trilogia vengono inseriti nei 100 migliori libri fantasy di sempre secondo il Time (all’epoca il volume conclusivo non era ancora uscito). A dicembre dello stesso anno, la Starlight Media ha acquistato i diritti per la trasposizione televisiva della trilogia.

La trilogia de La guerra dei papaveri è considerata un fantasy “military” pensato per un pubblico adulto: è ispirato ai fatti della guerra sino-giapponese, i contenuti – e soprattutto i modi in cui vengono trattati – sono particolarmente violenti, ed espliciti. La protagonista è la giovane Rin, che per sfuggire alla povertà e alla possibilità di un terribile matrimonio combinata, decide di iscriversi dopo aver passato un difficile test alla scuola militare Sinegard. L’inizio della vita accademica è terribile: il colore della sua pelle e la sua condizione povera la rendono un bersaglio facile per studenti e insegnanti. Ma è proprio qui che scopre di essere una sorta di sciamano, in grado di entrare in contratto con la Fenice e far esplodere il fuoco dentro di lei. Ben presto però dai banchi si passerà ai campi di battaglia, dove la guerra metterà in crisi i fragili equilibri politici e le sorti del Continente.

Con grande capacità critica, R.F. Kuang porta tre le pagine alcuni dei fatti più cruenti della storia orientali, tra tutti il tristemente noto massacro (o stupro) di Nanchino, un brutale attacco del 1937 da parte dell’esercito giapponese nei confronti della popolazione civile che causò la morte di circa 300.000mila persone. L’autrice ha anche dichiarato in un’intervista di come il terribile massacro non sia mai stato particolarmente raccontato, nonostante l’elevato numero di persone decedute. Scoprilo è stato tremendo: il primo romanzo è un lunghissimo urlo di dolore e di vendetta.

Ciò che colpisce della trilogia non è però solo la grande maturità e il coraggio della giovanissima autrice di dare voce a un pezzo di storia tragico e poco conosciuto (soprattutto ad occidente), ma anche il tono dark humor dell’intera opera. La giovane protagonista vive situazioni orribili e si fa testimone di orrori e dolori indicibili, eppure spesso ci sono scese volutamente divertenti: un tentativo forse di sdrammatizzare un dolore che altrimenti sarebbe troppo difficile persino da leggere.

Un altro aspetto particolarmente convincente è la caratterizzazione di Rin: una giovane ragazza che ben presto perde tutte le proprie certezze. Dalla scuola alla guerra, la piccola speerliana scopre di non sapere davvero nulla di come funziona il modo, eppure non si perde d’animo per poter a termine i propri obiettivi. Sia chiaro, non siamo di fronte ad un personaggio buono (né tantomeno cattivo) ma ad una figura sfaccettata e complessa che a scelte giuste alterna decisioni sbagliate, di cui a volte nemmeno si pente. E proprio il suo essere controversa rende Rin l’eroe e l’antieroe della storia. Spesso nei fantasy i protagonisti sono schierati dalla parte del bene e gli antagonisti dalla parte del male: Rin non lo è. Proprio perché una delle colonne portanti del romanzo è l’inesistenza della dicotomia bene/male.

Rin e l’idea di emancipazione femminile

Chiariamo un concetto: The poppy war non è una trilogia con pretese di natura femminista. Il fulcro del romanzo è indubbiamente la storia con tutte le componenti fantasy, storiche e mitologiche del caso. Ma il personaggio di Rin offre al lettore una visione della donna ben chiara: la protagonista, fin dalle prime pagine, lotta per la propria indipendenza. Indipendenza dalle proprie condizioni di nascita, indipendenza da un matrimonio combinato fatto di infelicità, indipendenza dai propri compagni di scuola, indipendenza dai propri compagni di guerra, indipendenza da quello che sembra essere un destinato tragicamente segnato. Spesso questa indipendenza è pagata a caro prezzo: Rin sacrifica tutto, anche parti di sé, per ottenere quella libertà di scelta che sente in qualche modo mancante dalla propria nascita.

E non è forse questo il significato ultimo dell’essere femminista?
Essere libere di essere ciò che si vuole, lontano da ogni tipo di predestinazione e pregiudizio?