3 libri per ricordare i bombardamenti atomici su Hiroshima

Il 6 Agosto 1945 alle ore 08:15, gli Stati Uniti sganciarono la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima, causando la morte di 140.000 persone. Qualche giorno dopo un secondo ordigno fu sganciato sopra Nagasaki, causando una delle tragedie più devastanti dell’umanità. Un evento destinato a trasformare radicalmente tutti gli equilibri anche negli anni a venire.

Ogni anno la comunità internazionale si riunisce per commemorare le numerose vittime. In particolare in Giappone, a Hiroshima, il 6 Agosto è la giornata in memoria delle vittime della bomba atomica, occasione di discorsi e preghiere per la pace e lo smantellamento delle armi nucleari: ogni anno alle 8 di mattina nel Parco Memoriale della pace si celebra una cerimonia per commemorare l’anniversario del bombardamento atomico sulla città.

Noi di Universo Letterario abbiamo pensato di consigliarvi tre titoli, che vi aiuteranno a capire meglio l’evento.
Per non dimenticare questa devastante tragedia.

La pioggia nera di Masuji Ibuse

La pioggia nera” di Masuji Ibuse (1898-1993) è stato inizialmente pubblicato a puntate nel corso degli anni 50.
È un romanzo toccante e potente che racconta gli orrori della bomba atomica su Hiroshima attraverso gli occhi dei suoi abitanti. Il romanzo segue le vicende di diversi abitanti di Hiroshima, prima, durante e dopo lo scoppio della bomba atomica. Il titolo, “La pioggia nera“, si riferisce alla precipitazione radioattiva che seguì l’esplosione, un evento che segnò indelebilmente la vita di coloro che vi furono esposti.
Lo stile, crudo ed essenziale, restituisce al lettore vivide immagini, alle quali è impossibile restare indifferenti.
I protagonisti assoluti sono le persone colpite dalla tragedia. Esse sono mostrate in tutto il loro coraggio e desiderio di sopravvivere, di non lasciarsi abbattere da un inevitabile sconforto.
In questo senso, la “pioggia nera” non è solo simbolo di distruzione e contaminazione, ma anche di rinascita e  speranza.

Diario di Hiroshima di Michihiko Hachiya

Resoconto in presa diretta della tragedia della bomba atomica lanciata sulla città giapponese, il “Diario di Hiroshima” segue il suo autore, il medico giapponese Michihiko Hachiya per 56 giorni nella sua opera di cura e sostegno ai sopravvissuti. I danni devastanti dell’onda d’urto e delle radiazioni riempiono i suoi occhi e quelli dei lettori in ogni pagina di questo diario, che nonostante il soggetto perde raramente la misura e la precisione nella scrittura. Non manca naturalmente, nonostante la qualità limpida della prosa, la capacità di trasmettere un’intensità straziante e allo stesso tempo commovente.


Racconto di un evento di portata universale, il “Diario” rappresenta allo stesso tempo un documento importantissimo della cultura giapponese e dei suoi ideali e capisaldi scossi nelle fondamenta, ma che al di sotto mantengono la speranza di ripartire con la vita dopo la distruzione della guerra. È proprio la vita a farsi strada come tema di fondo ultimo dell’opera. Dai visi e corpi dei superstiti che lottano ogni secondo per andare avanti allo sguardo dell’autore che scrive dell’inspiegabile e del troppo grande per salvarsi e non perdere il senso della propria, di vita, davanti a una sofferenza che porta la condizione umana oltre un nuovo limite. Davanti a tutto ciò, il dovere è quello di raccontare, di curare le anime e i corpi condividendone la straziante realtà.

Note su Hiroshima di Kenzaburo Oe

Note su Hiroshima” è una raccolta di saggi, scritta intorno al 1965 dal vincitore del premio Nobel della letteratura 1994, Kenzaburo Oe. L’opera racconta maggiormente degli hibakusha, nello specifico come persero la vita o sopravvissero ad atroci sofferenze. “Hibakusha” è un termine giapponese che viene proprio utilizzato per designare i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki.

Attraverso il sostegno agli Hibakusha, l’autore manifesta il proprio antinuclearismo; secondo Ōe più che sulla bomba nucleare in sé, bisognerebbe porre l’attenzione sulle condizioni di vita e sullo stato di salute delle sue vittime, in modo da fornire loro la giusta assistenza.

Eppure, data l’alleanza militare tra USA e Giappone e la presenza di basi militari americane sul suolo nipponico, questa attività viene spesso intralciata.
Anche a distanza di decenni, i sopravvissuti sono la prova vivente degli orrori che l’uomo può compiere.
Le loro voci sono un monito affinché questa triste pagina di storia non avvenga mai più. Tuttavia, finché le armi nucleari non verranno abolite definitivamente, non sarà mai fatta giustizia per gli hibakusha.