150 acri di Melinda Moustakis

150 acri di Melinda Moustakis, edito da Atlantide edizioni nella traduzione di Ilaria Oddenino e Marco Bianco, ci porta nell’Alaska degli anni Cinquanta, ancora prima che diventasse il quarantanovesimo stato degli Stati Uniti. Lì, incappiamo nelle vite di Marie e Lawrence, intenti a cercare di costruire una vita ai confini del mondo per scappare dal mondo stesso.

150 acri

Marie e Lawrence, due anime in fuga

Marie e Lawrence, i due protagonisti, sembrano, fin dall’inizio, cercare una via di fuga. La prima, giovanissima, fugge dal Texas e dalle magre prospettive che l’attenderebbero se decidesse di rimanere con sua nonna, si trova ad Anchorage in visita alla sorella Sheila. 

È ad Anchorage, al Moose Lodge, che incontra Lawrence, un uomo alla ricerca di riscatto da un passato pieno di miseria, deciso a costruire una casa e una famiglia sulla terra che ha acquistato, i 150 acri che danno nome al libro.

È proprio la fuga da un passato ad accomunare i due protagonisti, ed è, in fondo, il desiderio infantilmente egoista di sfuggire alle vite che non vogliono che li porta a sposarsi pressoché immediatamente. A Lawrence e Marie bastano poche occhiate e un biglietto su cui l’uomo ha scritto “150 acri” per celebrare il matrimonio.

L’incomunicabilità delle solitudini

Eppure, anche se l’inizio potrebbe quasi sembrare puerilmente romantico, entrando nella vita dei due giovani coniugi scopriamo che la loro vita (un po’ come anche la nostra) non è edificabile a tavolino. Marie ha certamente ottenuto di scappare da un’esistenza che qualcun altro avrebbe deciso per lei, e Lawrence può finalmente mettere su famiglia, legandola a un terreno di sua proprietà, un exegi monumentum aere perennius che passa più dal possesso della terra che a ciò che ci sarà effettivamente costruito sopra.

Nonostante siano riusciti ad appagare i loro desideri, questi non sono sufficienti perché i due riescano a costruire, ancor più di una casa, un’esistenza condivisa. 150 acri è la storia di solitudini incomunicabili. Lawrence è chiuso nel suo mutismo, circondato da un enorme sentimento di inadeguatezza, Marie, invece, si sente in trappola in un mondo che non è il suo.

Animi spaccati

Marie e Lawrence sono due estranei dagli animi spaccati. Nessuno dei due ha avuto tempo, nella propria vita precedente al matrimonio, di aprirsi, non solo all’altro, ma fondamentalmente nemmeno a se stesso. I due coniugi non riescono a costruire perché sono troppo incancreniti sui loro sogni mancati, sulle proprie necessità soffocate, in un mondo che, però, di fatto comprende solo loro due.

Inaspettatamente, sarà un dolore enorme a gettare i semi dell’avvicinamento, dopo essere passati attraverso la più grande crisi della loro esistenza, forse non solo condivisa. Grazie anche alla presenza di Sheila e Sly, la sorella e il cognato di Marie, e di Joseph, il padre di Lawrence, i 150 acri cominceranno a prendere una forma che non corrisponda solo ai singoli desideri della coppia, ma che possa, in fondo, parlare a entrambi di entrambi.

Alaska: una solitudine da meritare

Lo sfondo di tutta la vicenda, e che solo sfondo non è, è l’Alaska degli anni Cinquanta. La nostra storia comincia nel 1956 e, di fatto, si conclude nel 1959. Capitolo per capitolo, mese per mese, seguiamo non solo la vita di Marie e Lawrence, ma anche cosa significhi vivere in Alaska, tra abitanti in fuga dalle loro terre d’origini ai nativi, dalle notizie che giungono dal governo centrale al momento in cui diventa il quarantanovesimo stato degli Stati Uniti d’America.

Sotteso agli avvenimenti, per così dire, pubblici e privati di cui leggiamo in 150 acri, c’è, potentissimo, il Nord. L’Alaska, con tutta la sua solitudine, con la sua natura poco amichevole, ma in grado di regalare spaccati di una bellezza da lasciare l’anima congelata dalla meraviglia. Una solitudine da meritare, come dovranno imparare anche i nostri protagonisti. Persino loro, attraverso alcune inaspettate epifanie, prendono parte dell’incredibile vita dell’Alaska stessa, dalla montagna solitaria, ai boschi, al lago, alle luci dell’aurora, poco importa, alla fine, delle lunghe notti o dei giorni infiniti. 

In fondo, per apprezzare ancora di più le storie solo in apparenza scarne di Marie e Lawrence, ma in realtà palpitanti di vita, dovremmo accettare di farci guidare da un potentissimo Genius Loci, anche se a certe latitudini potrebbe risultare difficile. Ma persistiamo e saremo ricompensati da un libro struggente, delicato e violento al contempo, che ci porterà alla meraviglia dell’aurora.